Domenica, 9 Maggio 2021

"La scuola mi ha mandato a fare lo stage in un campo rom"

Il ragazzo 17enne ieri ha scritto una lettera a Libero: "Sono uno studente del quarto anno di un liceo classico della provincia di Milano; mi sono trovato ad affrontare degli stage che non avevo scelto, ma che mi sono stati imposti per una mancanza di ore"

Uno studente critica aspramente la sua scuola che, per un progetto all'interno dell'alternanza scuola-lavoro, lo ha mandato "a fare lo stage in un campo rom". Così titola oggi un articolo del quotidiano Il Giornale. I fatti sono in realtà un po' più complicati. 

L'alternanza scuola-lavoro consiste nella realizzazione di percorsi progettati, attuati, verificati e valutati, sotto la responsabilità dell'istituzione scolastica o formativa, sulla base di apposite convenzioni con le imprese, o con le rispettive associazioni di rappresentanza, o con le camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura, o con gli enti pubblici e privati, ivi inclusi quelli del terzo settore, disponibili ad accogliere gli studenti per periodi di apprendimento in situazione lavorativa.

Il ragazzo 17enne ieri ha scritto una lettera a Libero: "Sono uno studente del quarto anno di un liceo classico della provincia di Milano e posso dire che questo provvedimento è stato non solo confusionario e caotico nel realizzarsi, ma ha causato diversi problemi nello svolgimento dei programmi previsti (...). Dopo due anni di alternanza scuola-lavoro ho abbastanza esperienza per dire che il progetto è stato organizzato male". 

"Quest’anno - scrive il giovane studente - mi sono trovato ad affrontare degli stage che non avevo scelto, ma che mi sono stati imposti per una mancanza di ore. Ho dovuto frequentare un corso sulla cultura e la storia del popolo nomade. Non so precisamente in che ambito del progetto alternanza scuola-lavoro possa essere collocato in quanto non si trattava di un ente culturale, ma di un corso di quaranta ore tenuto in un centro di istruzione da un professore".

"Il programma - spiega il 17enne - prevedeva delle lezioni in sede in cui vi era la possibilità di conoscere la storia del popolo rom, integrate con ospiti rom e sinti che raccontavano la loro esperienza, e alcune visite presso campi rom di Milano. (...) Le lezioni sono state svolte in modo poco oggettivo: i rom venivano giustificati anche per quanto riguarda la criminalità che caratterizza i campi nomadi. Quando, dalla nostra scuola siamo stati portati in un campo rom, tutti - compreso me - siamo rimasti sorpresi da quanto fossero ben tenuti, ricchi e ordinati. I rom che abbiamo conosciuto sono stati molto gentili ed educati, ci hanno offerto da bere ecc... Quello che mi stupisce è che ci sia stato fatto vedere solo questo lato dei campi rom. Non abbiamo sentito neanche una voce fuori dal coro rispetto al loro modo di vivere".

"Sono convinto che sia sbagliato generalizzare parlando male di tutti i rom - continua il ragazzo - (...) è che ancora non capisco come un progetto di questo tipo fosse inerente all’alternanza scuola-lavoro, io l’ho accettato solo perché mi avrebbe portato quaranta ore da togliere alle duecento, ma penso che sarebbe stato più utile per qualcuno che è interessato. Scusate se non firmo con il cognome questo sfogo, ma ho paura di essere bocciato".

Fonte: Il Giornale →
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