Lunedì, 14 Giugno 2021

La moglie dell'immigrato morto lavorando nei campi: "Li trattano peggio delle bestie"

Pochi giorni fa Mohamed, sudanese 47enne, è morto per un colpo di calore: stava raccogliendo pomodori in un'azienda agricola tra Nardò e Avetrana. Marian, questo il nome della donna, non pensava che il marito vivesse in condizioni del genere

Parla a Repubblica la moglie del sudanese morto mentre lavorava nei campi sotto l'afa, in Puglia: "Mohamed viveva da schiavo" dice affranta.

Pochi giorni fa Mohamed, sudanese 47enne, è morto per un colpo di calore: stava raccogliendo pomodori in un'azienda agricola tra Nardò e Avetrana.

Lavorava per mantenere la moglie e i figli. Marian, questo il nome della donna, non pensava che il marito vivesse in condizioni del genere: "Li fanno vivere peggio delle bestie. Mio marito dormiva su un materasso poggiato su un balcone, in mezzo alla sporcizia: se l'avessi saputo, non l'avrei mai lasciato venire qui". 

Ora i titolari della ditta e un caporale sono indagati per omicidio colposo. Marian è andata poche ore fa al "ghetto" della ex falegnameria per recuperare gli effetti personali del marito: "In questa casa che non si può chiamare casa non c'è posto per l'umanità". 

Mohamed non si risparmiava, lavorava il più possibile per mandare i soldi a casa. Aveva già fatto la raccolta dei pomodori a Crotone, l'anno scorso, ma anche in provincia di Siracusa, e quest'anno aveva partecipato alla raccolta delle patate in Sicilia.

Pensava di tornare a casa a settembre?
"Così era previsto. Lui era un ottimo padre, prima che un buon marito, affettuoso con i suoi figli e con me, mi difendeva in qualunque situazione e si prestava a fare qualunque lavoro per mantenerci. Viviamo con molte difficoltà, mio figlio maggiore ha dovuto lasciare la scuola perché non riuscivamo a mantenerlo, ma ancora è troppo piccolo per lavorare e mio marito pensava a tutto".

Da quanto tempo viveva in Italia, com'era arrivato?
"Su un barcone, come tutti. Dal Sudan si era spostato in Libia per lavorare e da lì nel 2006 era partito per l'Italia sperando di fare una vita migliore. Aveva ottenuto lo status di rifugiato politico. Ci siamo conosciuti sei anni fa e poi sposati, era un uomo religioso e preciso, non fumava, non beveva, non mancava mai a una preghiera".

Vi siete sentiti la mattina del giorno in cui è morto.
"Era contento, stava bene, faceva caldo ma non mi ha detto che stava male. Lui non aveva mai problemi, era forte, non era malato, io non so cosa sia successo".

Fonte: La Repubblica →
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