Sabato, 5 Dicembre 2020

L'orfano della Jihad si sta per laureare: "L'Italia mi ha salvato, le devo tutto"

Syed Hasnain, rifugiato afgano, figlio di un leader talebano Pashtun morto nella jihad, racconta a Repubblica la sua storia: "Sono la dimostrazione che gli immigrati, quando ne hanno l’opportunità e quando sono trattati con umanità, sono una risorsa"

Il luogo di un attentato in Afghanistan- Foto Ansa/Epa repertorio

Ha 30 anni Syed Hasnain: rifugiato afgano, figlio di un leader talebano Pashtun morto nella jihad, racconta ad Alessandra Ziniti di Repubblica la sua storia di "sopravvissuto". In Italia ha trovato la salvezza e un futuro. Si sta per laureare in Scienze politiche e relazioni internazionali alla Sapienza: "Sono la dimostrazione che gli immigrati, quando ne hanno l’opportunità e quando sono trattati con umanità, sono una risorsa: per me l’Italia oggi è tutto, è la mia terra santa" dice Syed. 

La sua storia è segnata da un'infanzia drammatica. Figlio di un comandante talebano morto "per Allah", il suo destino era di "diventare un martire". E' stata la madre Sediqa a salvarlo, con quel coraggio che solo le madri riescono a tirare fuori nei momenti più duri. Quando aveva dieci anni un uomo che si era recato a casa per dare loro la notizia della morte del padre, gli fece capire che "ormai sei grande, tra un po’ toccherà a te partire".

A quel punto la madre lo mise in salvo: "Essere chiamato a combattere, quello avrei voluto fare anch’io a 10 anni. E invece mi ritrovai improvvisamente da solo in Pakistan nel giro di poche ore".

"È così che funziona in Afghanistan. Se muore il padre devono andare i figli maschi. Ricordo che assistetti alla loro vestizione da soldati di Allah, ero affascinato. Mia madre invece era angosciata. Lei aveva avuto tre figli tutti maschi da mio padre e non voleva altri eroi. Ma mio fratello maggiore, Shahsawar, dovette partire e non tornò più dalle montagne”  ricorda Syed.

Un'odissea, di lì in poi: fu arrestato in Pakistan senza documenti e fu rimandato in Afghanistan, poi il viaggio avventuroso verso l’Europa dove ha presentato richiesta di asilo in Italia e ha cominciato a studiare. Per costruirsi una vita, una vita vera, lontano dal terrore.

Fonte: La Repubblica →
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