Giovedì, 4 Marzo 2021

Perché la tassa rifiuti rischia di aumentare

Nel 2021 per le utenze domestiche si prospetta un incremento della tariffa a due cifre. E in alcuni casi anche il raddoppio

La nuova normativa sulla tariffa rifiuti cancella la possibilità per i comuni di assimilare ai rifiuti urbani i rifiuti speciali delle imprese. E la novità riduce la platea dei soggetti che pagano la Tari. Con la conseguenza, in assenza di forti (e improbabili) riduzioni dei costi, che famiglie e utenze non domestiche non esonerate paghino una tariffa molto più alta per garantire la copertura integrale dei costi come prevede la normativa. Spiega oggi Il Sole 24 Ore

Il decreto legislativo che attua le norme europee sull'«economia circolare» (Dlgs 116/2020, si veda anche Il Sole 24 Ore de116 settembre) stravolge completamente la tariffa rifiuti, eliminando la possibilità per i Comuni di disporre l'assimilazione dei rifiuti speciali agli urbani. In altri termini, ciò comporterà la detassazione di tutte le attività produttive, e siccome è facile immaginare che i costi complessivi del servizio non varieranno di molto, si prospetta nel 2021 per tutte le altre categorie, a partire dalle utenze domestiche, un incremento della tariffa rifiuti a due cifre, e in alcune realtà anche il raddoppio, ben che vada. Peraltro, nel 2021 le tariffe dovranno già aumentare, per tener conto del conguaglio determinato quest'anno per chi entro il prossimo 3o settembre deciderà di confermare le tariffe 2019.

Lo stravolgimento della tassa rifiuti 2021 passa dalla modifica dell'articolo 198 del Dlgs 152/2006, il quale definisce le competenze dei Comuni nella materia dei rifiuti. Il primo comma prevede la privativa sulla gestione dei rifiuti urbani e dei rifiuti assimilati. Il Dlgs 116/2020 sopprime il riferimento ai rifiuti assimilati, la cui gestione è ora completamente liberalizzata. Inoltre, il comma 2, lettera g), dell'articolo 198 prevedeva la possibilità per i Comuni di disporre con regolamento l'assimilazione, per qualità e quantità, dei rifiuti speciali non pericolosi ai rifiuti urbani, secondo i criteri che dovevano essere stabiliti inun decreto del ministero dell'Ambiente, mai emanato.

La mancata emanazione del decreto ministeriale fa sì che l'unica disciplina a cui era possibile fare riferimento fino a oggi fosse la deliberazione interministeriale del 27luglio 1984. il Dlgs 116/2020 sopprime la lettera g) dell'articolo 198, e quindi elimina la possibilità per il Comune di disporre assimilazioni.

Questo comporterà anche la modifica dei regolamenti Tari nella parte in cui si dispone l'assimilazione. 

Fonte: Il Sole 24 Ore →
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