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Mercoledì, 1 Febbraio 2023

Teresa Buonocore: la madre coraggio fatta uccidere dallo stupratore della figlia

Uccisa il 20 settembre 2010 da due sicari armati da Enrico Perillo, pregiudicato padre di famiglia che aveva a lungo abusato di una 13enne

Teresa Buonocore è stata uccisa il 20 settembre 2010 da due sicari armati da Enrico Perillo, pregiudicato padre di famiglia che aveva a lungo abusato della figlia, Alessandra, allora 13enne. Condannato per quel reato a 15 anni, aveva precedenti per omicidio, due per detenzione illecita di armi, stava scontando 3 anni e 4 mesi sempre per le armi, ma era stato lasciato ai domiciliari. Per l’omicidio è stato condannato all’ergastolo. Oggi proprio Alessandra racconta la sua storia a Selvaggia Lucarelli sul Fatto Quotidiano: "Perillo era il papà di due mie amichette gemelle. Loro si erano appena trasferite con i genitori in una nuova casa, io avevo 7 anni. Lui mi molestò la prima volta che andai a trovarle. La prima violenza avvenne sul terrazzo. Poi in camera da letto".

Alessandra aveva paura di andare in quella casa: "Sì, infatti dopo la prima violenza ho detto che non ci volevo andare più e per un mese è stato così. Poi non so cosa succede nella testa di una bambina, pensavo di aver esagerato, le mie amiche mi mancavano. E sono tornata. Lui aveva mostrato delle pistole nel cassetto. Mi aveva minacciata: se parli io ammazzo tua madre". Lei confessa tutto a una psicologa e Perillo viene denunciato con una telefonata anonima. La bambina finisce in ospedale e successivamente anche un'altra ragazzina racconta di essere stata violentata. Lui viene condannato in primo grado ma viene anche incendiata una parte della casa dei Buonocore. 

Come fece a pianificare l’omicidio di tua mamma?
Lo fece mentre era in ospedale, dove avrebbe anche consegnato l’arma a uno dei due killer, Amendola. Qualche mese dopo, il 20 settembre 2010, mia mamma viene ammazzata. Io e mia sorella quel giorno eravamo a scuola. Fui portata a casa di mia zia, quella sera mi disse che mamma era stata uccisa, mi fece il nome dei due killer, Avolio e Amendola. Io la notte mi svegliai ricordando che uno dei due nomi – Amendola – lo conoscevo, era un amico di Perillo. Capii tutto.

Hai avuto sensi di colpa?
Tantissimi. Anche perché mia mamma si è dedicata molto a me dopo le violenze e ha forse trascurato un po’ mia sorella. Lei ha sofferto anche più di me, aveva rabbia.

Tu e tua sorella siete state risarcite?
No, Perillo si è liberato di tutti i suoi beni. Non li hanno congelati e grazie a un notaio che è andato a trovarlo in carcere, ha ceduto tutto ai parenti. 

Fonte: Il Fatto Quotidiano →
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