Sabato, 12 Giugno 2021
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Plateau o inizio della terza ondata: come stanno davvero le cose oggi in Italia

L'andamento dell'epidemia. Palù: "Non ha senso parlare di prima, seconda o terza ondata. Il virus non ha mai smesso di circolare. Ora in certe aree del Paese la curva dei casi incidenti certamente si impenna". Spada: "Teniamo duro ancora qualche settimana, poi le cose cambieranno. La primavera sarà il momento di svolta"

'L'ultimo bollettino parla di 13.314 nuovi casi e 356 decessi in Italia. In molte regioni del Nord e pure in alcune del Centro si sposta la linea dell’incidenza, che dopo aver toccato il punto più basso da mesi, giovedì scorso, ha cominciato a risalire a livello nazionale. L'effetto delle varianti virali oppure le conseguenze di due settimane in zona gialla in quasi tutto lo Stivale? Impossibile dirlo. Sono giorni decisivi per capire che mese di marzo ci aspetta.

Covid: l'inizio della terza ondata in Italia?

Non ha però senso "parlare di prima, seconda o terza ondata. Il virus non ha mai smesso di circolare. Ora in certe aree del Paese la curva dei casi incidenti certamente si impenna, però a livello nazionale l'andamento è ancora a plateau'' secondo Giorgio Palù, presidente dell'Aifa (l'Agenzia italiana del farmaco), che,  intervistato dal Corriere della Sera riguardo il focolaio di Bresca precisa che ''non abbiamo più bisogno di avvertimenti. Sappiamo già che questo lignaggio virale denominato B.1.1.7 sta prevalendo in gran parte d'Italia oltre che d'Europa. La situazione è comune a molte nostre città dove la variante sta prendendo il sopravvento. Quindi finirà per affermarsi''.

''Sicuramente stanno aumentando i casi positivi e quindi la possibilità che più soggetti si debbano ricoverare - spiega il virologo - Sappiamo che il virus equipaggiato delle mutazioni indicate come 501Y e 681H si riproduce il 40-50% più facilmente del progenitore cinese, trovato per la prima volta a Wuhan. Non è affatto certo che sia responsabile di forme di malattia più gravi".

Palù: "Il Sars-CoV-2 più circola più muterà"

"Dobbiamo abituarci a considerare che il Sars-CoV-2 più circola più muterà in quanto lo scopo del virus è propagarsi il più possibile - spiega Palù - Ed è chiaro che più salgono i casi maggiore è il rischio che, tra questi, un numero più elevato di soggetti debba essere curato in ospedale. Si deve alzare il livello di sorveglianza. Sono stati messi a punto test diagnostici molecolari capaci di individuare le 3 varianti che finora si sono rivelate minacciose, l'inglese, la brasiliana e la sudafricana".

"Pronto il test che riconosce le varianti" spiegava ieri Francesco Broccolo, virologo dell'Università di Milano Bicocca: "Abbiamo appena ottenuto la marcatura Ce. Per la produzione dei primi kit ci vorrà qualche giorno. È simile alla Pcr con cui facciamo i tamponi molecolari. Bastano poche ore per avere il risultato". "Usiamo delle sonde" continua Broccolo, "cioè brevi sequenze genetiche che corrispondono a quelle del virus mutato. Quando le sonde incontrano una sequenza identica, le si legano e fanno accendere una proteina fluorescente. Possiamo usare una sonda per ogni mutazione. Costruirne di nuove non è difficile, occorre circa una settimana".

Miozzo: "Non c'è una situazione di catastrofe imminente"

"Abbiamo rappresentato al presidente Draghi i dati e i numeri dal punto di vista scientifico. Noi siamo prudenti, ma non abbiamo descritto una situazione di catastrofe imminente". Lo ha detto il coordinatore del Cts Agostino Miozzo, lasciando Palazzo Chigi al termine del vertice con il premier Draghi. "Non abbiamo parlato di riaperture - ha aggiunto - se ne parlerà in un'altra occasione. Venerdì ci sarà una nuova fotografia della situazione, poi vedremo".

Nel mondo intanto l'emergere di varianti del coronavirus più contagiose, in particolare quelle provenienti da Sud Africa e Brasile che possono ridurre l'immunità, da infezioni naturali e vaccini, pone molte domande a cui è impossibile rispondere. Prevedere quando gli Stati Uniti saranno in grado di lasciarsi alle spalle la pandemia è sempre più complesso secondo l'immunologo Anthony Fauci, il maggior esperto Usa, capo della National Institute of Allergy and Infectious Diseases, in un'intervista all'agenzia Reuters. La previsione che gli Stati Uniti possano tornare a qualcosa che si avvicina alla vita normale pre-pandemia intorno al prossimo Natale "potrebbe cambiare".

Spada: "Teniamo duro ancora qualche settimana"

Chiudiamo con le parole sempre ragionevoli e naturalmente competenti del dottor Paolo Spada, medico chirurgo, che sulla sempre più partecipata pagina Facebook Pillole di Ottimismo commenta: "Il panico non serve, questo è certo: varianti o non varianti, i sistemi per ridurre il contagio, o almeno per evitare che risalga nella forma di una vera ondata, restano quelli già sperimentati negli scorsi mesi, in attesa che il vaccino (qualsiasi vaccino, di questo sono certo) cambi decisamente lo scenario, come sta facendo in tutti i paesi che ci hanno preceduti nella somministrazione. Teniamo duro ancora qualche settimana, poi le cose cambieranno. La primavera sarà il momento di svolta, e anche questo lo diciamo da mesi: non abbiamo cambiato idea".

Fonte: Corriere della Sera →
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