Martedì, 15 Giugno 2021

Marco Travaglio ricorda l'amico Franco Battiato e la sua malattia

Il direttore del Fatto ricorda oggi Franco Battiato e racconta la sua malattia: "Il destino l'aveva colpito proprio alla testa. Malattia mai diagnosticata". E a Otto e Mezzo si commuove con le parole delle sue canzoni

Marco Travaglio ricorda l'amico Franco Battiato e la sua malattia. Nell'editoriale di oggi sul Fatto Quotidiano lo chiama "Francuzzo" e dice che lui lo chiamava “Caromarco (lo diceva tutto attaccato con quella voce di seta, nda)". Così lo ha appellato nel 2009, quando lo ha contattato alla vigilia della nascita del Fatto per chiedergli come andassero i preparativi e per annunciargli che aveva per lui "una canzone che ho scritto con Sgalambro", ovvero il filosofo Manlio, scomparso nel 2014. 

Poco dopo, dalla sua – col nome storpiato di Joe Patti, un suo zio emigrato in America – mi arriva la traccia ancora provvisoria di Inneres Auge (l ’occhio interiore o il terzo occhio, in tedesco). La ascolto e capisco: “Uno dice: che male c’è / a organizzare feste private / con delle belle ragazze / per allietare primari e servitori dello Stato? / Non ci siamo capiti./ E perché mai dovremmo pagare / anche gli extra a dei rincoglioniti? / Che cosa possono le leggi / dove regna soltanto il denaro? / La giustizia non è altro che una pubblica merce...”. Parlava di B., anzi di quelli che con argomenti fallaci giustificavano i suoi scandali. 

Poi Travaglio ricorda quella volta che al Parlamento europeo Battiato s’era permesso di dare un giudizio sugli abitanti di quello italiano: “Queste troie che stanno in Parlamento farebbero qualsiasi cosa. È una cosa inaccettabile. Aprissero un casino". E i sette post che scrisse sul suo blog sul Fatto Quotidiano. Poi racconta della malattia: 

Da qualche anno, dopo la caduta al Petruzzelli di Bari causata dalla stretta di mano troppo prolungata di un fan sotto il palco, la frattura del femore e l’operazione in anestesia totale, era andato via via svanendo. Il destino l’aveva colpito proprio alla testa. Malattia mai diagnosticata, perché non voleva medici fra i piedi.

Travaglio ricorda che Battiato "nei conìcerti aveva iniziato a scordarsi i testi e a sbagliare gli attacchi. Un po’ ne rideva e un po’ ne soffriva. Nel 2015 eravamo insieme a Otto e mezzo: rispondeva a Lilli Gruber a monosillabi, beffardo e tranchant nella sua strepitosa essenzialità. “Berlusconi? Non è il mio tipo”, “Salvini? Cambio canale”. L’ultima volta che salì su un palco era quello di Renato Zero, ad Acireale, nel 2017: attaccò La cura in ritardo e ne uscì una versione rara tutta speciale, una specie di Gronchi rosa in musica". E ieri a Otto e Mezzo Travaglio ha ricordato, commuovendosi, proprio il Maestro leggendo alcuni versi della sua canzone 'Testamento': "E mi piaceva tutto della mia vita mortale, Noi non siamo mai morti, e non siamo mai nati".

Come il governo vuole salvare le vacanze degli italiani (e la seconda dose del vaccino)

Fonte: Otto e mezzo (La7) →
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