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Domenica, 28 Novembre 2021

Dorme gratis in hotel per 110 notti consecutive: si arrende l'incubo degli albergatori

Per otto lunghi mesi, da dicembre 2012 a luglio 2013 ha truffato più di 30 alberghi del nord Italia: "Avevo perso tutto, ora chiedo scusa"

La crisi aguzza l'ingegno, ne è dimostrazione estrema (e illegale, ovviamente) la storia del piemontese Maurizio Perrone, nato a Candiolo, 40 anni, ex fresatore, incensurato.

"Mia nonna mi chiamava Machiavelli. Diceva che ero un genio. Nel bene e nel male. Purtroppo per un anno ho usato la parte sbagliata di me e adesso voglio chiedere scusa a tutti", dice oggi.

Ma qual è stato il suo crimine? Per otto lunghi mesi, da dicembre 2012 a luglio 2013 ha truffato più di 30 alberghi del nord Italia. In sette mesi 35 hotel, 110 notti consecutive.

Dopo aver perso il lavoro per sopravvivere si era inventato il modo di dormire e mangiare gratis in alberghi in diverse città, a Albenga a Torino, da Nichelino ad Aosta, da Vercelli ad Alessandria, da Bruzolo a Fiorenzuola.

Un articolo della Stampa racconta la vicenda.

Nel 2011 aveva perso il lavoro e la casa, venduto l’automobile, troncato i contatti con il mondo. Sprofondato nell’abisso della disoccupazione, inghiottito dalla crisi. I genitori sono morti nel 2002, non ha fratelli, zii, fidanzate, cugini: «Mi sentivo un fantasma e ho iniziato a vivere come se lo fossi davvero».  

Come sono andate le cose? Scriveva email agli hotel fingendosi un dirigente di aziende del settore telefonico: "Domani arriverà un nostro addetto che deve svolgere dei lavori di manutenzione nelle vicinanze. Si fermerà sette giorni. Si gradirebbe pagamento a fine permanenza". Poi Perrone un paio di giorni prima della data prevista di fine permanenza, se ne andava di soppiatto senza pagare nulla.

Ha voluto raccontare la sua storia alla «Stampa» perché - dice - ha chiuso con questa vita. Non vuole più truffare nessuno, vuole onorare i propri debiti. "Quando avrò un lavoro - promette - pagherò tutti". Sabato mattina, «vedendo che l’inverno avanzava», ha capito che non ce l’avrebbe fatta più ad andare avanti cosi. Quando gli hanno rubato lo zaino con i documenti alla stazione di Porta Nuova, consapevole di essere scoperto, si è rivolto alla Polfer. "Per me - dice - è stata una vera liberazione".

Fonte: La Stampa →
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