Giovedì, 6 Maggio 2021

"Ho un tumore, la Covid-19, e non posso curarmi"

La lettera di una paziente oncologica positiva al coronavirus che non può seguire le terapie perché l'ospedale glielo vieta

Il Fatto Quotidiano pubblica oggi nella rubrica delle lettere a cura di Selvaggia Lucarelli la storia di una donna che si firma Francesca e che racconta quello che è successo al Sant'Orsola in Emilia-Romagna: "Dal 2019 frequento (ahimè) assiduamente il reparto di oncologia per cronicizzare un tumore metastatico. Ogni 3 settimane ho il mio appuntamento fisso con le 3-4 ore di terapia in compagnia di un personale sanitario splendido. Purtroppo 3 settimane fa sono risultata positiva al Covid, con febbre a 37,8 e tosse, sintomi scomparsi nel giro di 10 giorni. Ho eseguito il primo tampone di guarigione al 14º giorno di isolamento, come da procedura, ma risulto ancora positiva".

Proprio a causa della sua positività la donna non può attualmente tornare nel reparto di oncologia: "Mi è stato detto che, finché non avrò un tampone negativo e la lettera della Asl che sancisca la fine dell’isolamento, non potrò entrare in ospedale per la mia terapia. La triste riflessione che faccio è: durante un anno di pandemia, è stato chiesto a noi malati oncologici di non aver paura e di continuare le terapie, i controlli, le analisi strumentali e quindi di continuare a recarci in ospedale per trascorrerci intere giornate; ma ora che il coraggio devono mettercelo i sanitari “vaccinati ” non possiamo neanche avvicinarci".

Francesca spiega che a un anno dall’inizio della pandemia non è stato creato un percorso e una sezione dedicata ai malati oncologici positivi (o debolmente positivi) perché possano usufruire delle cure salvavita: "Come a dire che se mi rompo una gamba posso andare a farmi curare al pronto soccorso ortopedico ma se necessito di una cura per non morire di cancro non posso presentarmi. Non possiamo usufruire delle cure se positivi ma al contempo noi “fragili ”non siamo stati ancora vaccinati a 3 mesi dall’inizio delle vaccinazioni. Oltre alle cure oncologiche abbiamo anche necessità di assumere farmaci ospedalieri (somministrabili solo da personale specializzato), pulizia degli accessi venosi, cose che da soli non si possono gestire. E anche per queste necessità bisogna rivolgersi ad infermieri privati, sperando di trovare, come è accaduto a me, un infermiere vaccinato “corag gioso” che ha posto davanti alla probabilità di contagiarsi la necessità della mia cura".

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Attualmente a Francesca non è stato detto che ci sono controindicazioni per le cure oncologiche se si è positivi al coronavirus: "Mi è solo stato detto di non presentarmi. E se la mia positività durasse 40 giorni o più, come se ne sentono tutti i giorni? Salterei 2 cicli di terapia? Perché non si è deciso di vaccinare subito anche i malati oncologici senza una soluzione per garantire le terapie salvavita?". 

Fonte: Il Fatto Quotidiano →
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