Venerdì, 17 Settembre 2021

Caos Iraq, rapito e ucciso il giudice che mise a morte Saddam: "Vendicato il Raìs"

Paolo Mastrolilli sulla Stampa racconta che al Rahman non era un "giudice qualsiasi", bensì un volto noto a tutti gli iracheni. La sua faccia "era diventata il simbolo dell’Iraq che ritrovava la forza di affrontare Saddam Hussein e fare i conti col passato"

In Iraq è stato rapito e ucciso il giudice che mise a morte Saddam Hussein. Manca l'ufficialità da parte del governo, ma tutto fa pensare che sia proprio così. L'Isis ha giustiziato il giudice Rauf Rashid Abd al Rahman: una mossa che fa parte del piano degli islamisti per rafforzare l’alleanza con gli elementi del partito Baath, quello di Saddam.

Paolo Mastrolilli sulla Stampa racconta che al Rahman non era un "giudice qualsiasi", bensì un volto noto a tutti gli iracheni.  La sua faccia "era diventata il simbolo dell’Iraq che ritrovava la forza di affrontare Saddam Hussein e fare i conti col passato".

La condanna a morte di Saddam Hussein segnò la fine di un'epoca.

Al Rahman era un curdo, ammesso che sia giusto parlarne al passato, nato ad Halabja. Una città molto significativa, perché nel 1988 era stata teatro di una strage compiuta dagli uomini di Saddam con le armi chimiche. Lo stesso Rauf aveva perso diversi famigliari in quell’attacco. Aveva studiato legge e la sua vita era proseguita prima come avvocato e poi come giudice della Corte d’Appello del Kurdistan.

Il regime di Saddam aveva colpito direttamente al Rahman, arrestato e vittima di torture.

Il 23 gennaio del 2006, durante il processo a Saddam, aveva preso il posto di Rizgar Mohammed Amin come capo del Supremo tribunale criminale iracheno. Amin era stato accusato di essere troppo debole con l’imputato consentendogli di intervenire quando voleva, interrompendo la corte. Al Rahman aveva scelto una linea più dura, obbligando l’ex rais a rispettare le regole, e quella fase del processo era diventata l’immagine dell’Iraq che cambiava.

Il Paese non era diventato quello che al Rahman sognava, andò a vivere a Londra con la famiglia, poi decise di tornare a Baghdad. L'Isis lo ha catturato nella sua avanzata verso l'Iraq settentrionale.

Raccontano che abbia cercato di fuggire travestendosi, ma è stato riconosciuto e condannato a morte, per vendicare «l’uccisione del martire Saddam Hussein». 

Fonte: La Stampa →
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