Sabato, 27 Febbraio 2021

Ugo Grassi: il senatore che accusa Conte di avergli offerto un incarico (e fa arrabbiare Palazzo Chigi)

In un'intervista a Repubblica l'ex M5s dice che il presidente del Consiglio gli ha offerto una poltrona ma che lui ha rifiutato. Poi arriva la smentita

"Sono stato contattato dal presidente del Consiglio. Mi ha detto: “Dobbiamo fare quattro chiacchiere io e te, prendi appuntamento col mio segretario”. Allora ho chiesto di fissare questo incontro a una persona di mia conoscenza a Palazzo Chigi e mi sono presentato alla data e all’orario previsto. Conte Mi ha guardato in faccia e mi ha detto: “Voglio entrare subito nel cuore del nostro incontro. E ti voglio chiedere: Vuoi qualche incarico?”": il senatore oggi nella Lega ma eletto nel MoVimento 5 Stelle Ugo Grassi ha raccontato oggi a Repubblica un retroscena piuttosto esplosivo. L'aneddoto, secondo il racconto del senatore e professore ordinario di Diritto civile all'università Parthenope di Napoli, si è concluso con un nulla di fatto per sua scelta: "Ho immediatamente replicato: “Giuseppe, ti ringrazio, ma io non voglio alcun incarico, non ne sto cercando. Voglio un progetto politico, non poltrone, sto lavorando a quello". 

In merito all'intervista l'Ufficio Stampa della Presidenza del Consiglio ha inviato una precisazione piuttosto infuocata nei confronti di Grassi e di Repubblica: "L'incontro tra il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte e il senatore Ugo Grassi è avvenuto il giorno 31 ottobre 2019 come puntualmente annotato nel registro di segreteria della Presidenza del Consiglio. All'epoca il senatore era ancora iscritto al gruppo parlamentare del Movimento 5 Stelle. Si è trattato di un mero incontro di cortesia visto che anche Grassi, come il Presidente Conte, è professore ordinario di diritto privato".

Durante l'incontro, aggiunge l'ufficio stampa del premier, "il senatore Grassi non ha per nulla anticipato al Presidente l'intenzione di lasciare il Movimento 5 Stelle per trasferirsi al Gruppo del Senato della Lega. È assolutamente falsa, destituita di ogni fondamento e peraltro volgare la ricostruzione che vede il Presidente esordire o comunque offrire nel corso del colloquio un incarico. Parimenti falso è il suggerimento che il Presidente avrebbe dato al sen. Grassi di cercare interlocutori politici nel Pd. Nella serata di ieri il portavoce del Presidente del Consiglio, contattato dal quotidiano Repubblica in merito all'accaduto, ha smentito con forza questa ricostruzione che infanga il nome e l'onorabilità del Presidente Conte. E ha precisato che l'incontro in questione risaliva al passato e che comunque non vi era stata mai nessuna offerta, di nessun tipo, da parte del Presidente del Consiglio al senatore Grassi".

La precisazione di Palazzo Chigi, però, "incredibilmente è stata riportata da Repubblica in maniera parziale e del tutto scorretta, così da stravolgerne il senso e da lasciare in piedi l'accusa più grave, cioè quella dell'offerta di incarichi. Si tratta di una gravissima mancanza e manipolazione da parte di Repubblica, a cui pure era stata smentita con estrema chiarezza la circostanza riportata dal senatore Grassi. Smentita che Repubblica aveva l'obbligo di pubblicare integralmente. Peraltro le omissioni sulla data dell'incontro e la falsa ricostruzione dei contenuti del colloquio rivelano chiaramente l'intento diffamatorio dell'intervistato, che appare più chiaro nella dichiarazione finale secondo cui il premier cercherebbe "forze a supporto della sua maggioranza facendo leva anche sui rapporti personali".

Ma è tutto vero? Forse è necessario un reminder. È vero che il 31 ottobre 2019 Grassi non aveva lasciato ancora il MoVimento 5 Stelle (i giornali scrissero del suo addio verso la metà di novembre). Tuttavia in quella data si era già dimesso da capogruppo M5S in commissione Affari costituzionali del Senato e il suo nome era tra il 70 che avevano firmato una lettera anti-Di Maio. Non solo: in un'intervista rilasciata al Mattino alla fine di settembre Grassi aveva detto che l'allora Capo Politico del MoVimento 5 Stelle non poteva chiedere i 100mila euro di multa a chi lasciava il gruppo dei grillini: "Non lo può fare. Di Maio stia bene attento a invocare l’applicazione della clausola antidefezione da 100mila euro. È in contrasto con l’articolo 67 della Costituzione". E la circostanza è ancora più curiosa se si ricorda che durante la campagna elettorale per le elezioni del 2018, quando era ancora un semplice grillino, proprio Grassi scrisse un post sul sito di Grillo per sostenere che invece quella clausola valeva, eccome se valeva. 

In un simile frangente, dunque, esplicitare il contenuto di lealtà e correttezza connaturato alla libertà di mandato di cui all’art. 67 cost. non è una violazione dell’articolo stesso, bensì una riconferma di esso, anche e soprattutto in ragione del valore fondante dell’art. 1 che ci ricorda che la sovranità appartiene al popolo. Non sarei allora così sicuro che la clausola anti defezione prevista dal nostro regolamento possa un giorno essere considerata nulla.

Nel frattempo deve aver cambiato idea. 

Fonte: La Repubblica →
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