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Giovedì, 13 Giugno 2024

Nell'Unione Europea sono 880mile le persone lavorativamente sfruttate

I dati, diffusi in Italia da Redattore Sociale e Internazionale, sono stati rilevati dall'International Labour Organization

Sono oltre 880mila le persone che negli stati dell’Unione europea sono soggette a sfruttamento lavorativo. Secondo i dati dell’Ilo (International labour organization) diffusi oggi, si tratta di 1,8 persone ogni mille. Di queste, il 30 per cento (circa 270mila) è vittima di sfruttamento sessuale. Le donne sono le più colpite (58 per cento). Agricoltura, lavoro domestico, comparto del manifatturiero e delle costruzioni sono i settori dove il fenomeno dilaga.

Il Redattore Sociale, in un articolo ripreso dal sito internet di Internazionale, riporta gli allarmanti dati forniti dall'Ilo sullo sfruttamento dei lavoratori nell'Unione europea.

“Le vittime sono attratte con false offerte di lavoro, per poi ritrovarsi in condizioni lavorative molto peggiori di quelle che erano state loro prospettate”, sottolinea il referente della sezione contro lo sfruttamento lavorativo dell’Ilo, Beate Andrees. “Molti di loro vivono in condizione di irregolarità e non hanno potere contrattuale”. Europa centrale e meridionale, e gli stati indipendenti del Commonwealth, hanno la maggiore percentuale rispetto agli altri paesi, con 4,2 lavoratori sfruttati ogni mille abitanti.

Particolarmente difficile la situazione delle donne, che spesso finiscono nel giro dello sfruttamento della prostituzione, e dei bambini, utilizzati per chiedere l'elemosina.

Lo sfruttamento sessuale riguarda soprattutto le donne, che arrivano in Europa con la promessa di un lavoro per il quale hanno addirittura pagato, mettendo in vendita magari dei terreni. Altre vengono spostate da un paese all’altro e, se riescono a fuggire, ricadono comunque nella rete. Un’altra faccia del fenomeno è lo sfruttamento lavorativo dei minori, reclutati soprattutto per chiedere l’elemosina. Arrivano in particolare da Romania, Albania e Kosovo, affidati dalle loro famiglie a terzi o sfruttati dai loro stessi parenti, picchiati se non riescono a raccogliere abbastanza. Non chiedono aiuto perché non conoscono la lingua.

Fonte: Internazionale →
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