Coronavirus e fase 2, il virologo: "Aspettare ancora. E dimentichiamo le vacanze"

"Bisogna vedere se i casi diminuiscono, sono possibili altri contagi. Chi spinge per riaprire non capisce le conseguenze a lungo termine", dice Andrea Crisanti intervistato da Il Mattino

Foto archivio Ansa

L'Italia si prepara alla fase 2 dell'emergenza coronavirus e - in attesa delle decisioni ufficiali del governo guidato da Giuseppe Conte - si fanno le prime ipotesi sulle date di riapertura di negozi, fabbriche, bar e ristoranti. Ma "la prudenza deve prevalere". Risuona chiaro il monito di Andrea Crisanti, professore ordinario di microbiologia all'Università di Padova e direttore del laboratorio di microbiologia del Policlinico. Intervistato dal quotidiano Il Mattino, il virologo avverte: "Tutti quelli che si affannano e spingono per riaprire non si rendono conto delle conseguenze a lungo termine". La minaccia potrebbe essere infatti una nuova ondata di contagi: "Occorre attrezzarsi per scongiurarla. Capisco le esigenze di carattere economico e sociale", ma per l'esperto "i problemi non si risolvono riaprendo". Secondo Andrea Crisanti "occorre aspettare ancora per vedere se i casi diminuiscono e implementare le misure di protezione".

Se da un lato i cittadini devono fare la loro parte (evitare assembramenti, usare protezioni e "scaricare la app per la tracciabilità"), le istituzioni devono "innanzitutto essere pronte per spegnere nuovi focolai e aumentare la capacità di effettuare tamponi ed esami sierologici per fare diagnosi. Situazioni che si sono verificate a inizio epidemia non sono più giustificabili".

Come fare per ripartire in sicurezza, allora? "Le misure economiche devono variare, ovviamente, da impresa a impresa - risponde il virologo -. Vanno regolate attraverso una serie di linee guida. Di certo, tutte devono collaborare con le autorità sanitarie locali per adeguarsi". Andrà bene? "Mi aspetto un po' di passi avanti e un po' di passi indietro", prevede Crisanti che sul 'nodo' trasporti pubblici chiarisce: "Situazioni di assembramento possono favorire la trasmissione del virus. Evitandole, e portando tutti mascherina e guanti, i mezzi pubblici non sono, però, pericolosi". Per spiegarsi meglio l'esperto riporta un aneddoto personale. "Anni fa sono stato in Circumvesuviana per raggiungere Pompei, e lo ricordo ancora: non c'era posto neanche per uno spillo. Certo, in quelle condizioni non si può viaggiare. Ma si può fare sanificando le carrozze, aumentando la ventilazione, i vagoni e la frequenza delle corse".

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"Il virus sembra sensibile alle alte temperature, l'estate può essere l'occasione per recuperare tutto ciò che abbiamo perso". Ma "dimentichiamo le vacanze, pensiamo all'Italia, a recuperare, e preoccupiamoci più che altro di ottobre e novembre: che non ricominci l'epidemia", prosegue. A chi osserva che anche il turismo può far ripartire l'Italia, il virologo risponde: "Facciamolo fare agli stranieri, ammettendoli con i dovuti controlli e, perché no, prevedendo soggiorni per almeno 16 giorni". "Niente viaggi brevi - propone l'esperto - così li teniamo anche di più nel Paese".

Fonte: Il Mattino →

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