Venerdì, 14 Maggio 2021

Vitt, Trombosi e vaccini: come distinguerle e qual è la cura

Come distinguere i sintomi di quelle legate al vaccino e quali terapie è possibile utilizzare per fermarle. In primo luogo, spiega l'articolo, fra le persone colpite, con i dati che abbiamo, sopravvivono 3 su 4

Mentre la sospensione del vaccino di Johnson & Johnson arriva per lo stesso motivo del siero di AstraZeneca, ovvero per il rischio trombosi del seno cerebrale, oggi su Repubblica si spiega come distinguere i sintomi di quelle legate al vaccino e quali terapie è possibile utilizzare per fermarle. In primo luogo, spiega l'articolo, fra le persone colpite, con i dati che abbiamo, sopravvivono 3 su 4. Il rapporto può migliorare se il problema viene riconosciuto in tempo.

La trombosi legata al vaccino è infatti rara e atipica. Le terapie per le trombosi normali possono aggravare la situazione. Lo spiega l’Fda americana che martedì, nel sospendere Johnson&Johnson, ha messo in guardia: «La terapia per questa forma specifica di coagulazione del sangue è diversa da quella usata normalmente. Di solito viene usato l’anticoagulante eparina. In questa condizione, l’eparina potrebbe rivelarsi pericolosa». 

Anche le trasfusioni di piastrine potrebbero non essere adatte in fase di terapia. Con il tempo, i medici si sono resi conto che dovevano cambiare cura. "Le trombosi normali si trattano con l’eparina" conferma Pier Mannuccio Mannucci, ematologo dell’università di Milano. "Ma in questo caso i pazienti hanno anche un livello di piastrine estremamente basso. Somministrare eparina rischia di provocare emorragie". Per le trombosi legate ai vaccini è stato proposto il nome Vitt, acronimo di "vaccine induced immune thrombotic thrombocytopenia".

Queste evenienze peculiari hanno una combinazione di sintomi all’apparenza contraddittoria: presenza di coaguli di sangue (i trombi) ma piastrine spesso vicine allo zero (proprio le piastrine sono responsabili della coagulazione del sangue). C’è solo un’altra forma di trombosi simile alla Vitt, che avviene in rarissimi casi nei pazienti che hanno ricevuto il farmaco eparina e sviluppano una reazione immunitaria anomala contro di essa. 

«Il fatto che le donne giovani siano le più colpite suggerisce un meccanismo di autoimmunità» spiega Andrea Cossarizza, immunologo dell’università di Modena e Reggio Emilia. «I problemi di autoimmunità sono infatti concentrati fra le donne di 20-50 anni. Raramente questi disturbi colpiscono al di sopra dei 60 anni. Se questa ipotesi sarà confermata, è ragionevole pensare che chi non ha avuto problemi con la prima dose non dovrebbe averne con il richiamo. Ma i punti da studiare e chiarire restano ancora molti».

Ad oggi nessuno sa in che modo il vaccino sia legato alla malattia. I sintomi sono dolore alla testa o alla pancia fortissimi, uniti a disturbi neurologici. Una tac riesce a evidenziare i trombi. Un esame del sangue misura le piastrine, insieme ad altri valori che permettono di fare la diagnosi. Un test ad hoc fa vedere se si sono formati anticorpi contro la proteina Pf4. A quel punto, come cura, si possono usare immunoglobuline e cortisonici.  

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Fonte: La Repubblica →
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