Martedì, 18 Maggio 2021

"Vaccini e trombosi: vi spiego perché i casi vanno indagati"

Giuseppe Remuzzi, direttore dell’Istituto Mario Negri: "Gli effetti collaterali sono rarissimi e curabili"

Ieri abbiamo parlato della Vitt, acronimo di "vaccine induced immune thrombotic thrombocytopenia": è la sindrome che si sviluppa in alcuni rari casi tra chi ha ricevuto uno dei tre vaccini contro il coronavirus sotto indagine (Pfizer, AstraZeneca, Johnson & Johnson). Oggi Giuseppe Remuzzi, direttore dell’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri IRCCS e medico oltre che autore di più di 1.440 pubblicazioni su riviste internazionali e di 16 libri, in un'intervista rilasciata a Marco Imarisio per il Corriere della Sera spiega che i casi di trombosi vanno indagati perché solo così la gente potrà avere fiducia in tutti i vaccini.

"Le limitazioni imposte ad AstraZeneca e Johnson & Johnson non rappresentano un fallimento e non sono neppure un errore. Anzi, dovrebbero aumentare la fiducia nei vaccini da parte della gente", esordisce Remuzzi, che poi spiega che "invece di fare il processo alla comunicazione delle due case farmaceutiche, anche loro alle prese con la prima pandemia della loro storia recente, sarebbe meglio ricordare che la scienza avanza sempre per approssimazioni successive. Più si fa, più si capisce". 

E questo perché, secondo Remuzzi, la farmacovigilanza ha funzionato visto che non appena è sorto il problema è scattata la corsa a capire cosa sia successo. Secondo Remuzzi il blocco per AstraZeneca e Johnson & Johnson è arrivato "per giusta precauzione. Le complicanze trombotiche associate ai vaccini a vettore virale come AstraZeneca e Johnson & Johnson sono molto rare, 222 casi su 34 milioni di dosi nel primo caso, 6 casi su 7 milioni nel secondo, quasi sempre su donne sotto i sessant’anni di età". 

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Anche se il professore contesta i paragoni tra gli effetti avversi e i casi in cui si rischia di morire per un incidente aereo: "Mi capita sempre più spesso di ascoltare questi paragoni. E non mi convincono. Non bisogna soffiare sulle paure, ma non bisogna neppure esagerare dall’altra parte, perché potrebbe essere controproducente. Quelle trombosi, in quelle sedi del corpo, non sono frequenti, soprattutto non nelle giovani donne. È molto probabile che siano legate al vaccino. Non può essere una coincidenza, un accidente come la caduta di un aereo o il morso di un cane". Per Remuzzi "non c’è alcun dubbio sul fatto che continuare a usare questi vaccini salva migliaia di vite. Tuttavia questi rari casi vanno capiti e chiariti. Altrimenti rimarrà sempre una nuvola di sfiducia". E questo è il punto centrale della discussione: 

"Quelle donne avevano ben poche probabilità di morire per il Covid. È bene dirlo. Saranno anche pochi decessi, ma vanno conosciuti e investigati, per evitare che si ripetano"

In ogni caso secondo il professore le trombosi si possono curare: "Sono eventi legati alla riduzione delle piastrine indotte dall’uso di eparina, un fenomeno ben conosciuto e abbastanza frequente. Ma se capita un caso del genere a un medico di famiglia, non è così scontato che arrivi alla giusta diagnosi. Per questo è importante sapere che può accadere, e ragionarci sopra". 

Fonte: Corriere della Sera →
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