Mercoledì, 24 Febbraio 2021
Drastica

Perché secondo l'immunologa Viola AstraZeneca non serve e sarebbe meglio usare Sputnik

La bassa efficacia nel mirino. "Se proprio si deve introdurre altri vaccini perché non può esserci una produzione sufficiente di Pfizer e Moderna allora punterei sul russo" dice l'esperta al Fatto Quotidiano. Le ragioni non mancherebbero

Foto Ansa

I dati incoraggianti sull'efficacia del vaccino russo Sputnik si riverberano nel dibattito italiano tra virologi, epidemiologi ed esperti di varia estrazione. C'è chi propone scelte drastiche. "Rinuncerei del tutto al vaccino di Astrazeneca" dice in una intervista al Fatto quotidiano la nota immunologa Antonella Viola bocciando il vaccino realizzato in collaborazione con Oxford e la Irbm di Pomezia.

Rinunciare ad AstraZeneca e puntare su Sputnik?

"Anzi penso che l'introduzione di questo farmaco danneggerà la campagna vaccinale", aggiunge. Quelli di AstraZeneca, osserva, "hanno avuto una comunicazione non corretta con annunci non supportati dai fatti, hanno commesso errori nei trial clinici, hanno prodotto un siero con efficacia limitata, non hanno presentato dati sufficienti per le persone con più di 55 anni...mentre gli altri, Pfizer Biontech e Moderna su tutti, hanno lavorato bene. In questo momento abbiamo due vaccini che sono vicini a un'efficacia del 95%, che possono essere rimodulati in breve tempo rispetto alle varianti del coronavirus SarsCov2, bisogna puntare su quelli. Senza fretta, senza correre, perché non è il contatore dei vaccinati ad essere importante ma la possibilità di raggiungere l'immunità di gregge nel più breve tempo possibile. E Astrazeneca questo obiettivo lo mette a rischio con la sua bassa efficacia, 60%".

"Se proprio si deve introdurre altri vaccini perché non può esserci una produzione sufficiente di Pfizer e Moderna allora punterei sul russo Sputnik e quando sarà approvato sull'altro americano, Johnson&Johnson, che ha un'efficacia sopra il 70% sul SarsCov2 non mutato, ma ha il vantaggio di essere monodose almeno. Così potremmo raggiungere l'immunità di gregge entro la fine del 2021". Insomma, quel 91% di efficacia del vaccino russo "pare davvero solido".

Ci sono degli elementi che lasciano perplessi e che devono essere approfon- diti: ad esempio, le persone arrivate alla prima dose da positive ma asintomati- che, mi pare non siano state considerate positive al SarsCov2, questo potrebbe un p o’ falsare il risultato.

Viola spiega: "Bisognerebbe approfondire, ma nel complesso il giudizio è positivo. Quindi direi, piuttosto produciamo più vaccini di quelli che presentano vantaggi piuttosto che svantaggi e incertezza".

Il vaccino russo Sputnik funziona 

Lo studio è stato condotto su quasi 20mila partecipanti. Risultati? Il vaccino russo 'Sputnik V' funziona. Lo dicono i risultati preliminari di uno studio di fase 3 pubblicato sula rivista 'The Lancet'. Il farmaco, somministrato in 2 dosi a 21 giorni di distanza l'una dall'altra, ha dimostrato di aver un'efficacia del 91,6% contro Covid-19. L'effetto protettivo non è statisticamente diverso per gli over 60 rispetto al gruppo 18-60 anni e il profilo di sicurezza è alto, con la maggior parte (94%) degli effetti avversi che si presenta in forma lieve. 

AstraZeneca, Palù: "Il 60 per cento di efficacia non è poco"

''I dati ci dicono che ha un'efficacia del 60% circa indistintamente su tutta la popolazione ma che per il momento le evidenze più solide riguardano persone tra 18 e 55 anni senza patologie gravi. Quindi noi abbiamo suggerito un utilizzo preferenziale nei più giovani, in attesa di ulteriori informazioni. Ci saranno presto degli aggiornamenti''. Giorgio Palù spiega, in un'intervista al Corriere della Sera, il parere dell'Aifa, secondo cui è preferibile somministrare il vaccino AstraZeneca alla popolazione under 55. Il presidente dell'Agenzia italiana del farmaco, tuttavia precisa che, ''se c'è carenza di altri vaccini, come in questa fase, e le Regioni sono in difficoltà, non possiamo permetterci di lasciare da parte i soggetti che hanno maggiormente bisogno di essere difesi, sopra i 55 anni, l'età in cui iniziare a comparire malattie''. Riguardo l'efficacia di AstraZeneca, che funziona al 60% contro il 95% degli altri due vaccini, Pfizer e Moderna, Palù afferma che "il 60% non è poco. Per affermare che un vaccino funziona basta il 50%. E poi questo preparato protegge comunque dalle conseguenze più gravi della malattia. Infatti abbiamo ribadito che il rapporto beneficio / rischio risulta favorevole anche nei più anziani che rispondono come i giovani dal punto di vista dell'immunogenicità. Altri Paesi hanno fatto scelte diverse, aprendo ai senior sopra i 65. Noi, ripeto, aspettiamo nuovi dati che non tarderanno ad arrivare. Sono in corso test in altri Paesi che ci forniranno risposte definitive''.

Galli: "Colpito da vaccino Sputnik"

"E' un vaccino con dei problemi, più per come è stato sperimentato che per le potenzialità del vaccino stesso. Le due dosi non danno risultati da urlo se paragonati a Pfizer e Moderna e non c'è stata una sperimentazione ampia sui soggetti di una certa età. Andare a dare ai più anziani un vaccino che non ha dato risultati eccellenti nella sperimentazione, non mi sembra una grande idea. Se mi farei il vaccino AstraZeneca? Non avendo alternative, al momento lo farei. Fortunatamente però ne ho fatto un altro". Così l'infettivologo Massimo Galli, primario dell'ospedale Sacco di Milano, a 'The Breakfast Club' su Radio Capital parla del vaccino AstraZeneca contro Covid-19. Sputnik, il vaccino russo, ha avuto alla fine "dati oltre le aspettative. Sono rimasto colpito dal risultato. Un risultato anche più pulito degli altri perché hanno escluso dalle sperimentazioni chi aveva già avuto la malattia. E' evidente che i risultati di Sputnik sono superiori a quelli ottenuti da Astrazeneca", sottolinea Galli.

Fonte: Il Fatto Quotidiano →
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