Venerdì, 30 Luglio 2021
Studi e dati

Sono vaccinato, perché posso risultare positivo al coronavirus?

Domande e risposte sulla protezione offerta dai vaccini in uso

Prosegue la campagna di vaccinazione in Italia e nel resto del mondo, nonostante le preoccupazioni circa la temibile variante delta, che secondo l'ultima indagine dell'Iss al 22 giugno scorso aveva una prevalenza pari al 22,7%, identificata in 16 Regioni e Provincie Autonome. Il commissario straordinario per l’emergenza Covid Francesco Paolo Figliuolo ha ricordato oggi che sei italiani su 10 hanno ricevuto almeno una dose, dicendosi convinto che l’immunità di gregge si potrà raggiungere fra due mesi.

Il Corriere della Sera, con l'aiuto dell'immunologo del Comitato Tecnico Scientifico Sergio Abrignani ha raccolto una serie di risposte alle domande più frequentemente poste in questo ultimo periodo. 

Chi si è vaccinato rischia comunque di ammalarsi?

Secondo uno studio pubblicato recentemente sul New England Journal of Medicine condotto su 3975 persone tra addetti alla sanità negli Stati Uniti, i vaccini a mRNA di Pfizer e Moderna si sono dimostrati efficaci nel prevenire le infezioni al 91% con due dosi e all'81% dopo una dose. La carica media virale è risultata inferiore del 40% nei partecipanti parzialmente o completamente vaccinati rispetto ai partecipanti non vaccinati. Anche il rischio di sintomi febbrili era inferiore del 58% e la durata della malattia era più breve, con 2,3 giorni in meno di malattia a letto.

Ci sono persone più predisposte di altre a contagiarsi anche se già vaccinate?

Al momento non è dato sapere, mancando - a differenza di altre malattie infettive - un "correlato di protezione", ossia un livello numerico misurabile della risposta immunitaria sopra il quale si è protetti e sotto il quale invece si è nuovamente suscettibili al contagio

Si è meno protetti solo con la prima dose?

La variante Alfa al momento è ancora quella dominante in Italia. Contro questa, con una sola dose di vaccino si è meno protetti, anche se il livello di tutela dalle forme gravi della malattia arriva all'80%. Nel caso delle forme lievi, invece, ad almeno due settimane dall'inoculazione della prima dose, la protezione va dal 50-60% del vaccino di AstraZeneca al 70-80% del vaccino di Pfizer. 

Cosa è cambiato con le varianti? 

Con l'arrivo della variante Delta, il livello di protezione dalla malattia severa e dall'infezione è sceso per quanto riguarda i vaccini Pfizer e Moderna dal 90-95% all’85-90%, e dal 70-75% al 65-70% per quanto riguarda il vaccino di AstraZeneca. Nel caso di una sola dose di vaccino, l'efficacia di Pfizer arriva al 30% e quella di AstraZeneca al 20%: a due settimane dall’iniezione, possono infettarsi il 70-80% delle persone.

C'è il rischio di finire in terapia intensiva?

Chi è già stato vaccinato può ancora infettarsi e avere una malattia dal decorso lieve, mentre è raro che ci si ammali in forma grave. Secondo le ultime statistiche inglesi, nonostante la variante Delta (già predominante da più di un mese) in questi ultimi giorni su 20-25mila infezioni ci sono stati in media 15-20 decessi e pochi ricoveri in terapia intensiva. Questi dati mostrano come, anche in presenza della variante Delta, in un popolazione come quella del Regno Unito largamente vaccinata con 1-2 dosi, le persone possono sì ancora infettarsi, ma la mortalità e lo stress sui ricoveri in terapia intensiva scendono ai livelli di un'influenza. 

Chi è più protetto e chi meno?

Con la variante Delta, calcolando su una scala da 1 a 100, chi non è vaccinato ha 0 di protezione, chi ha fatto una dose è protetto al 20-30%, chi è guarito al 60-70%, chi ha fatto due dosi di vaccino è al 70-80% e chi ha fatto la malattia e poi il vaccino probabilmente è al 90%.

Chi ha contratto il virus ed è vaccinato può contagiare altre persone? 

Fino all'arrivo della variante Delta, i casi di infezione tra i vaccinati erano pochi, anche se in Inghilterra sono un po' aumentati. Mancano ancora dati su questo, si può assumere di essere contagiosi, anche se una persona vaccinata è probabilmente meno contagiosa di una non vaccinata. 

Fonte: Corriere della Sera →
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