Martedì, 9 Marzo 2021
Timori

Perché la variante inglese ci renderà la vita più dura

L'epidemiologo Alessandro Vespignani non nasconde le preoccupazioni per la diffusione della variante 'Vco 202012/01' di Sars-CoV-2 in Italia: "Le misure tradizionali potrebbero non bastare. Quel che possiamo fare è ridurre il numero assoluto dei casi. Se riusciremo a tenerlo basso, la situazione resterà contenibile"

A fine febbraio la variante inglese avrà raggiunto il cinquanta per cento, cioè sarà presente in un nuovo contagiato su due. Nel corso di marzo, infine, avrà praticamente sostituito del tutto il virus. "Arriverà a essere prevalente, grazie alla maggiore capacità di infettare. Sars-Cov-2 e la variante inglese diventeranno tutt'uno. Per i ceppi del passato ci sarà sempre meno spazio" ha dichiarato in un'intervista a Repubblica l'epidemiologo Alessandro Vespignani.

La variante inglese in Italia: che cosa sta succedendo

"L'aumento della prevalenza non si può fermare, è solo questione di tempo. Essendo più contagioso il ceppo inglese tenderà a soppiantare gli altri" ha spiegato Vespignani, suggerendo di essere cauti con le aperture e tenere costantemente sotto controllo l'Rt."Il ceppo britannico - conclude - ci renderà la vita più dura e le misure tradizionali potrebbero non bastare".

"Dati preliminari di questi giorni indicano che possa causare una malattia più grave".

"L’aumento della prevalenza non si può frenare, è solo questione di tempo. Essendo più contagioso, il ceppo inglese tenderà a soppiantare gli altri. Ma la prevalenza è solo un numero relativo: indica quanti dei nuovi contagi sono causati dalla variante britannica. Quel che possiamo fare è ridurre il numero assoluto dei casi. Se riusciremo a tenerlo basso, la situazione resterà contenibile. Ma è importante agire adesso. Le prossime due settimane saranno quelle in cui probabilmente la prevalenza andrà dal 25% al 50%".

Quanto sta girando in Italia la variante inglese? La variante 'Vco 202012/01' di Sars-CoV-2, conosciuta come variante inglese, secondo un'indagine coordinata dall'Iss con il supporto della Fondazione Bruno Kessler "è stata identificata nell'88% delle Regioni/Province autonome partecipanti" allo studio di prevalenza dell'Istituto superiore di sanità (Iss) sulla variante Uk. "Le stime di prevalenza regionale risultano molto diversificate", con valori compresi "tra 0% e 59%". La variante è cioè presente "con percentuali rispetto ai casi totali che vanno fino al 59% in alcune aree" del Paese. Lo precisa la relazione tecnica della ricerca che ha evidenziato come la prevalenza nazionale della variante inglese il 4-5 febbraio era pari al 17,8%.

Covid: i sintomi della variante inglese

Fino a questo momento secondo molti studi le varianti più preoccupanti non sembrano causare sintomi più gravi in nessuna fascia di età. Ci sono però anche studi che suggeriscono l'ipotesi di una malattia più grave in alcuni soggetti: la London School stima un rischio di morte più alto fino al 58 per cento (ma non sono risultati confermati, solo parziali).

La malattia si presenta con le stesse caratteristiche generali e i sintomi sono gli stessi di tutte le altre varianti del virus. In termini di trasmissibilità la variante 'inglese' manifesta un aumento per tutte le fasce di età, compresi i bambini. Ci sono ancora molti studi in corso, ma al momento non sembra che la variante inglese abbia come target specifico i bambini, non li infetta in maniera particolare rispetto agli altri. Per quanto riguarda le altre varianti i dati non sono ancora sufficienti a formulare ipotesi.

I virus, in particolare quelli a Rna come i coronavirus, evolvono costantemente attraverso mutazioni del loro genoma. Mutazioni del virus Sars-CoV-2 sono state osservate in tutto il mondo fin dall’inizio della pandemia. Mentre la maggior parte delle mutazioni non ha un impatto significativo qualcuna può dare al virus alcune caratteristiche come ad esempio un vantaggio selettivo rispetto alle altre attraverso una maggiore trasmissibilità, una maggiore patogenicità con forme più severe di malattia o la possibilità di aggirare l’immunità precedentemente acquisita da un individuo o per infezione naturale o per vaccinazione.  In questi casi diventano motivo di preoccupazione, e devono essere monitorate con attenzione. Per districarsi tra tutte le informazioni più o meno verificabili che circolano in queste ore sulle varianti, fare riferimento al sito dell'Iss è sempre una buona idea.

Fonte: La Repubblica →
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