Domenica, 7 Marzo 2021

"Mio figlio è morto 18 anni fa, aspetto ancora la verità su quell'incidente"

Era la notte tra il 13 e il 14 aprile del 2002: Vincenzo Moretti assieme a un suo amico e alle sue cugine tornava da una serata in discoteca. Il papà Biagio non si è mai arreso ed è nata la Fondazione, dedicata a lui e a sua cugina, impegnata in progetti sulla sicurezza stradale

Biagio Moretti aspetta giustizia da 18 lunghi, infiniti anni. Era la notte tra il 13 e il 14 aprile del 2002: Vincenzo Moretti assieme a un suo amico e alle sue cugine tornava da una serata in discoteca. Era seduto in una Ford Ka accanto al conducente. Assieme a sua cugina Maria Ester, è morto dopo uno scontro frontale sul lungomare di Bari. Aveva 20 anni, sua cugina appena uno in meno. Sono andati via in un attimo, lasciando un vuoto incolmabile.

Biagio Moretti: la lunga attesa per la verità sull'incidente

"Mio figlio è morto: dopo 18 anni è giusto non avere una risposta? Non accuso nessuno ma non è passato giorno in cui non ci siamo chiesti come sia potuto accadere tutto questo": sapere come è morto il figlio e se ci sono responsabili. Moretti è professore dell’Università di Bari e direttore del reparto di ortopedia del Policlinico del capoluogo. La sua lettera aperta, accende un faro sul processo di stalli e rinvii che "non ha fatto emergere ancora nessuna verità". La lentezza della giustizia aggiunge dolore a dolore.  

Il processo di primo grado è iniziato il 10 maggio 2006 (cioè, quattro anni dopo l'evento) ed è terminato il 18 dicembre 2009. Si sono susseguite diciannove udienze, molte delle quali di mero rinvio, per le ragioni più diverse, senza che venisse espletata alcuna attività funzionale alla decisione.

Sono stati invece necessari sette anni per celebrare il giudizio di appello: per quattro (dal 6 ottobre 2010 al 9 ottobre 2014) il processo è rimasto fermo in attesa della fissazione dell'udienza di trattazione, alla quale sono seguite altre sette udienze per giungere finalmente alla decisione in data 4 ottobre 2016.

In quella maledetta notte la Ford Ka si scontrò frontalmente con un’Alfa Romeo 164 guidata da Rezeart Turku, un albanese di 30 anni. Il 14 gennaio partirà il processo d’appello bis per le questioni civilist che. Il reato di omicidio colposo è ormai prescritto. Il calvario giudiziario può essere riassunto con poche date e un enorme vuoto, tra l’inizio e la fine di ogni grado del processo.

In entrambi i gradi di giudizio si è affermata la responsabilità, con la condanna a 2 anni e 2 mesi di reclusione, di Rezeart Turku il 30enne che conduceva l’auto con la quale si scontrò quella con a bordo le vittime, guidata da Andrea Godono, che invece fu assolto.

"La verità non ci avrebbe restituito nostro figlio - scrive Moretti -  ma almeno avremmo avuto la sensazione di andare incontro ad un minimo di giustizia. E invece nulla. Come tutti sanno, dopo la sua morte, è nata la Fondazione, dedicata a lui e a sua cugina, impegnata in progetti sulla sicurezza stradale".

Perché, se è vero che niente può riportare in vita i nostri angeli, è altrettanto vero che tutti hanno diritto alla verità. Noi aspettiamo ancora e aspetteremo quanto necessario, anche se mi rifiuto di credere che siano necessari più di 18 anni per capire: lo devo a mio figlio, alla sua vita spezzata in un attimo a causa dell'errore di qualcuno ed alla volontà incrollabile della nostra Fondazione di diffondere una nuova "cultura della vita" nei nostri giovani e, permettetemi, anche nelle istituzioni.

Fonte: La Stampa →
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