Domenica, 9 Maggio 2021
Violenza sulle donne e pandemia / Regno Unito

“Costretta a pulire il pavimento con lo spazzolino da denti”: l'inferno della violenza domestica durante la pandemia

Il grido d'allarme lanciato da “The future program”. Durante il lockdown le richieste d'aiuto sono aumentate del 61%. Arrivano da tutto il mondo via Zoom

Costringere una donna a pulire il pavimento con uno spazzolino da denti. Svegliarla di notte con la musica a tutto volume. Sembrano delle tecniche di tortura utilizzate nelle guerre più cruente. Sono invece la quotidianità di alcune vittime di violenza subita durante il lockdown. A rivelarlo è The Freedom Program, il programma di sostegno alle vittime di violenza domestica che durante la pandemia si è attrezzato per ricevere le denunce delle donne anche via Zoom. Uno strumento che si è rivelato fondamentale perché ha permesso a molte persone di capire come muoversi per sottrarsi al giogo del proprio aguzzino. I dati che il programma rivela sono agghiaccianti e riguardano il periodo di pandemia.

I dati sulle violenze 

Tra aprile 2020 e febbraio 2021 le chiamate mensili sono aumentate del 61% rispetto al periodo pre-Covid. Ci sono donne che hanno subito violenze per 10 anni che grazie ai consigli dati online sono riuscite a scappare dai propri mariti. Prima che le violenze su trasformassero in femminicidi. Secondo gli esperti, in particolare la criminologa forense, Jane Monckton Smith, ci sono otto fasi che un aggressore di donne attraversa prima di arrivare a uccidere. Questa escalation è molto più facile da raggiungere in una condizione di isolamento come quella del lockdown. Uno dei punti più pericolosi degli stadi che dividono la violenza dall'omicidio è dato dalla fase dello strangolamento. Secondo gli esperti è quello il campanello d'allarme, l'ennesimo ma stavolta inesorabile, che la donna si trova in imminente pericolo di vita. Di lì a poco la situazione potrebbe diventare irreversibile.

Quando è necessario denunciare per salvarsi la vita 

“Con lo strangolamento il rischio di omicidio aumenta di sette volte” ha dichiarato l'esperta che ha sottolineato come purtroppo le vittime tendano a minimizzare questo gesto e a non riuscire a valutare la portata letale che porta con sé. A supporto delle donne che in questo momento stanno subendo violenze ce ne sono altre che sono riuscite a fuggire e adesso vogliono aiutarle. È il caso di Rachel, vittima di violenza che durante la pandemia ha aiutato tre donne a fuggire dai loro partner e sta aiutando altre 28 donne che vivono ancora con i loro aggressori. Le sue sessioni attirano più di 50 donne, rispetto alle circa 12 o 15 pre-pandemiche. Le donne si collegano da paesi lontani come l'India e l'Australia, ma la maggior parte sono britanniche. Le sessioni delle donne che chiedono aiuto arrivano dai posti più impensabili.

L'impegno delle donne che sono riuscite a salvarsi 

“Dalla camera da letto, dall'auto, nella vasca fingendo di fare il bagno” racconta Rachel. Lei che ha una storia di abusi e violenze alle spalle che ha portato solo lutto nella sua famiglia. Quando trovò la forza di denunciare suo marito, l'uomo, un bodybuilder di un metro e ottanta, venne rilasciato su cauzione andò dal parrucchiere dove lei lavorava e le sparò due colpi alle gambe. Subito dopo si suicidò. Dopo qualche tempo anche il figlio maggiore di Rachel, Jack si suicidò a soli 16 anni, schiacciato dalle violenze a cui aveva assistito per tutta la vita. Adesso prova ad aiutare le donne sapendo che è una battaglia durissima e che il lockdown sta lasciando cicatrici che difficilmente verranno sanate.

Fonte: Mirror →
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