Perché su Viviana Parisi e Gioele Mondello non si arriverà mai alla verità

I ritardi nelle indagini, le superficialità e una catena di errori hanno portato l'inchiesta al palo dopo due mesi di indagini. La decisione più grave: esaminare il furgone dell’incidente solo dopo la riparazione

In un articolo a firma di Laura Anello oggi La Stampa ricapitola tutti i passi dell'inchiesta sulla morte di Viviana Parisi e Gioele Mondello per spiegare che le indagini si chiuderanno con qualche ipotesi ma senza nessuna certezza. E questo a causa di una serie di errori e ritardi commessi dagli inquirenti in questi due mesi che hanno portato di fatto a uno stallo:

Due mesi in cui l’indagine ha visto cadere i tre elementi grazie ai quali sperava di riacciuffare il caso: la macchina di Viviana, il traliccio, l’autopsia sui corpi. La macchina. Esaminata (in ritardo) da cima a fondo, non può raccontare niente di decisivo sugli esiti dell’incidente avuto in galleria contro un furgoncino che, per ironia del destino, è di una ditta che faceva lavori per conto dell’Enel e che ha sulla fiancata il logo con un traliccio. Gioele è morto o è stato gravemente ferito nell’incidente? Ci sono segni delle dita del bambino sul parabrezza, ma – per dirla con il procuratore Angelo Cavallo – «gli accertamenti genetici effettuati sui tamponi prelevati hanno fornito esito negativo, anche per quanto riguarda la presenza di eventuali tracce di sangue».

Resta lo scandalo di uno schianto definito per giorni lieve, di una dinamica ancora incerta, di un furgone sequestrato con un mese di ritardo, dopo che era stato riparato dal carrozziere. Il traliccio dell’Enel, allora, l’unico punto alto da cui Viviana può essersi gettata o può essere caduta. Traliccio scandagliato centimetro per centimetro. Dopo le notizie del ritrovamento di alcune impronte a due metri e mezzo, la doccia fredda: non c’è abbastanza materiale biologico per attribuirle alla donna o a chiunque altro. «Al momento, a parte la nostra immaginazione – secondo Claudio Mondello, cugino e altro avvocato del padre di Gioele - non c’è assolutamente nulla che collochi Viviana su quel traliccio. Nulla».

E se non c’è neanche la prova che ci sia salita, impossibile sapere perché lo abbia fatto: per suicidarsi dopo avere ucciso il bambino? Per uccidersi disperata dopo avere assistito alla sua morte? Per osservare dove fosse finito il piccolo sfuggito al suo controllo? Per scappare dai cani che la inseguivano?

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Sul corpo di Viviana, dopo un carosello di ipotesi, indiscrezioni e smentite, non ci sono morsi significativi di animali, come ha appurato la Scientifica. I resti di Gioele sono soltanto ossa. E con loro è stata seppellita anche la verità.

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Fonte: La Stampa →

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