Mercoledì, 21 Aprile 2021

L'anoressia nervosa è "scritta" anche nel Dna

Più di 200 scienziati di 27 centri di ricerca in Nord America, Europa e Australia, hanno eseguito l’analisi genomica del Dna: lo studio

Otto marcatori genetici significativi per l'anoressia nervosa sono stati identificati nella ricerca internazionale, pubblicata su Nature Genetics, a cui ha collaborato anche l'Università di Firenze. Più di 200 scienziati di 27 centri di ricerca in Nord America, Europa e Australia, hanno eseguito l'analisi genomica del Dna di quasi 17mila pazienti con anoressia nervosa, messi a confronto con più di 55mila soggetti sani (campioni di controllo).

I ricercatori dell’Ateneo fiorentino che hanno partecipato allo studio collaborativo del Consorzio di genomica psichiatrica – questo il nome del network mondiale - sono Benedetta Nacmias e Sandro Sorbi (del Dipartimento Neurofarba) insieme a Valdo Ricca (Dipartimento di Scienze della Salute). Per l’Italia, oltre a Firenze, hanno contribuito ricercatori degli atenei di Padova, Perugia, Pisa, Campania e Salerno. A capo del team internazionale Cynthia Bulik (University of North Carolina-Usa e Karolinska Institutet-Stockholm).

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“L’anoressia ha radici sia psichiatriche che metaboliche”

"Lo studio, di eccezionale valore per la dimensione del campione analizzato evidenzia che l'anoressia, malattia complessa e grave, ha radici sia psichiatriche che metaboliche. La scoperta di questi nuovi marcatori genetici ci aiuta a capire meglio la biologia di questa patologia”, spiegano Sandro Sorbi, direttore della Scuola di specializzazione in Neurologia dell'Università di Firenze, e Benedetta Nacmias, docente di Neurologia dell'Ateneo fiorentino.

"L'indagine ha permesso di scoprire che l'anoressia nervosa ha correlazioni genetiche con alcuni disturbi psichiatrici - come il disturbo ossessivo-compulsivo e il disturbo depressivo maggiore - così come condivide con tali patologie i tratti metabolici e un'alterazione dell'attività fisica”, ha aggiunto Valdo Ricca, direttore della Scuola di specializzazione Unifi in Psichiatria, a cui ha fato eco il commento dei ricercatori dell'Università di Firenze: "I risultati dell’indagine approfondiscono ed estendono una precedente ricerca del 2017, pubblicata sull'American Journal of Psychiatry e suggeriscono che l'attenzione ad entrambi gli aspetti, metabolici e psichiatrici, della malattia può guidare trattamenti più efficaci nel futuro".

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