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Lunedì, 29 Novembre 2021
Salute

Bambini obesi, perché in Italia ormai è un problema (molto) serio

Preoccupano i dati del rapporto Eurispes Italia 2020: i bambini in sovrappeso risultano essere il 21,3% del totale mentre il 9,3% è obeso. L’obesità nei bambini rappresenta uno dei principali problemi di sanità pubblica dei nostri tempi

L'Italia è maglia nera per l'obesità tra i bambini. Sì, alcuni miglioramenti sono stati registrati negli ultimi dieci anni, ma il nostro Paese si ritrova ancora al secondo posto in Europa per diffusione dei chili di troppo nei bimbi maschi (21%), dietro solo a Cipro, ed è quarta per obesità infantile femminile (14%). In base a una stima media, i bambini in sovrappeso risultano essere al 21,3% mentre il 9,3% risulta obeso. Sono i dati del rapporto Eurispes Italia 2020.

Bambini obesi, Italia maglia nera in Europa

I bambini sovrappeso già all'asilo hanno un rischio 4 volte maggiore di essere obesi nel corso dell'adolescenza. Mentre si considera che un bambino obeso a 6 anni ha più del 50% di probabilità di essere a sua volta un adulto obeso. In Italia la prevalenza di giovanissimi obesi è più bassa nel Nord e più alta nelle regioni meridionali, dove le condizioni socioeconomiche e altri indicatori relativi alla salute sono peggiori.

Negli anni tra il 2008/9 e il 2016, secondo gli studi di monitoraggio, la prevalenza del sovrappeso è diminuita dal 44,4% al 39,4%; l'obesità è diminuita dal 21,2% al 17%. Un'influenza positiva in questo senso è data da fattori come l'educazione dei genitori, particolarmente della madre, e la nazionalità che, se straniera, condizionerebbe negativamente questi miglioramenti percentuali. Fortunatamente, l'obesità in età evolutiva è trattabile intervenendo direttamente sui fattori ambientali (stress, ambiente sociale) e su un miglioramento dello stile di vita, solo nel 5% dei casi è conseguenza di patologie e cause organiche ben identificabili.

Obesità tra i bambini: tra le cause cattiva alimentazione e vita sedentaria

Dal 1975 a oggi secondo altri studi recenti il numero di bambini e adolescenti obesi è più che triplicato. Questa percentuale non è dovuta soltanto alla cattiva alimentazione: è la vita sedentaria a favorire il consumo di zuccheri e grassi e per dimostrarlo l'Unicef  fa riferimento ai dati Istat, che  dicono che circa la metà (48,8%) dei bambini tra i 3 e i 5 anni fanno una vita troppo sedentaria. Un dato che poi arriva al 20,8% (percentuale comunque altissima) intorno alla maggiore età.

Tra gli adulti il metodo più semplice per determinare l'eccesso di peso (ormai accettato a livello internazionale) è il rapporto peso/statura chiamato Indice di Massa Corporea. Nei bambini e negli adolescenti la massa grassa non solo aumenta in valori assoluti con l‘età, ma il suo rapporto con peso e altezza cambia fisiologicamente nel tempo e in maniera diversa fra i due sessi, rendendo la diagnosi di obesità più complessa. Nella pratica clinica quotidiana è sufficiente fare riferimento alle curve dei centili dell'IMC che ogni pediatra usa. Un dato superiore all'85°c è indice di sovrappeso, se il dato è superiore al 90°c è indice di obesità. 

Obesità infantile: una sfida aperta

"L’obesità nei bambini rappresenta uno dei principali problemi di sanità pubblica dei nostri tempi – spiegava qualche tempo fa  Angela Spinelli, Direttore del Centro Nazionale per la Prevenzione delle Malattie e la Promozione della Salute (ISS) – Si tratta senza dubbio di un fenomeno multifattoriale, con possibili gravi conseguenze a lungo termine sulla salute e sulla società intera. Come tale va affrontato prima di tutto attraverso la prevenzione, a cominciare dall’allattamento (il rischio di obesità è maggiore tra chi non è stato allattato al seno rispetto a chi lo è stato, ndr)  per poi proseguire con programmi e iniziative nei bambini e giovani che aiutino ad effettuare scelte salutari. Ma nel caso di obesità grave bisogna garantire anche i servizi per aiutare questi bambini e le loro famiglie a contrastarla. In Italia negli ultimi anni abbiamo osservato una lieve diminuzione del fenomeno ma è ancora una sfida aperta”.

Nel processo di crescita del bambino ci sono alcuni momenti più critici per lo sviluppo dell'obesità, scrive sul suo sito l'Ospedale Bambino Gesù:

  • La nascita: un basso peso per l'età gestazionale associato ad un recupero rapido favoriscono lo sviluppo di obesità precoci e complicate;
  • Il primo anno di vita: un allattamento materno prolungato previene lo sviluppo di obesità, mentre l'allattamento artificiale eventualmente associato a un divezzamento precoce e troppo ricco di proteine favorisce il sovrappeso;
  • I 4-6 anni: un aumento rapido di peso in questa fase della vita si associa a un accumulo precoce di grasso (early adiposity rebound) e quindi all'obesità;
  • La pubertà: in alcuni casi il momento puberale, soprattutto nei maschi, comporta un buon incremento di massa magra con riduzione di quella grassa e quindi un dimagrimento; tuttavia un ragazzo che arriva all'età puberale già in sovrappeso o che registra un aumento rapido di peso in questa fase della vita diventerà molto probabilmente un adulto obeso

Sul tema dell'obesità e soprattutto del "fat shaming" (lo stigma sociale dell'obesità) ieri in Parlamento c'è stato un notevole intervento del deputato del Pd Filippo Sensi. Per ascoltarlo:

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