Mercoledì, 4 Agosto 2021
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Redazione Today

La fuffa della biodinamica e il glifosato non cancerogeno

Il cornoletame, una delle bufale conclamate dell'agricoltura biodinamica (foto Paul Miller/Wiki)

Mentre in Italia vengono incentivate e valorizzate l'agricoltura biologica, che può tranquillamente usare il 'verderame' solo perché 'tradizionale' (anche se è tossico), e l'agricoltura biodinamica, che sparge cornoletame con la Luna e Urano nel Leone, ben 4 rapporti di diverse agenzie della UE ritengono che "l'erbicida glifosato non è cancerogeno, non è mutageno, né tossico per la riproduzione".

A seguito delle polemiche sorte intorno al famoso erbicida le autorità di ben quattro paesi (Francia, Olanda, Svezia e Ungheria) sono state interpellate dalla Ue e sono giunte alla conclusione che il glifosato ha i requisiti per essere ri-autorizzato in Europa, ma raccomanda ulteriori analisi del suo impatto sulla biodiversità.

Forse è venuto il momento di smetterla con la falsa contrapposizione fra 'biologico' e 'chimico' e di affrontare il tema nel complesso, contrapponendo casomai l'agricoltura tecnologica, quella che sulla base delle evidenze scientifiche ha il minor impatto sull'ambiente, con altre pratiche, 'bio' o non, che invece magari impattano negativamente su ambiente e salute. Ogm, prodotti fitosanitari di sintesi ecc., se usati in modo rigoroso e scientifico in agricoltura, possono contribuire alla tutela dell'ambiente naturale e della biodiversità molto di più di pratiche tradizionali o esoteriche o comunque non basate sulla scienza. Io vorrei mangiare prodotti buoni, sani e che hanno impattato il meno possibile sull'ambiente durante la loro produzione. Qual è la pratica che garantisce questo? Questa è la domanda a cui dobbiamo rispondere. E la risposta ce la dà la scienza e la tecnologia, non l'agricoltura 'biodinamica'.

Mutuando il concetto dall'informatica, penso che la produzione agricola debba essere 'trasparente all'utente'. In altre parole a noi deve interessare una funzione che massimizza il gusto e la salubrità di un prodotto agroalimentare e che minimizza l'impatto ambientale generato nel ciclo vita per la sua produzione: come questo risultato viene ottenuto alla fine poco deve importare al consumatore, saranno la scienza e la tecnologia a trovare gli strumenti migliori. Per questo il processo è 'trasparente', non lo vediamo, vediamo solo il prodotto finale. Poi mi rendo conto che nell'enoganostronomia la componente narrativa, o lo 'storytelling' faccia molto, ma dato che su questo pianeta siamo sempre di più non possiamo più permetterci le belle favole: dobbiamo essere efficaci ed efficienti nel tutelare l'ambiente.

Marco Ferrari è un'attivista ed esperto di tematiche alimentari, da anni impegnato per l'ambientalismo scientifico

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