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Giovedì, 9 Febbraio 2023
Alzheimer

Un semplice esame della vista potrà predire il rischio di sviluppare l'Alzheimer

Secondo i ricercatori la presenza di un assottigliamento della retina dell'occhio potrebbe indicare che soffrirai in vecchiaia della forma più comune di demenza

L’Alzheimer è una malattia neurodegenerativa che può evolvere nel corso di decenni prima di manifestarsi con dei sintomi. Ad esserne colpiti in Italia è più di un milione, mentre nel mondo sono più di 44 milioni le persone che ne soffrono. Attualmente non esiste una cura, ma con una diagnosi precoce si può agire per rallentare il progredire della malattia, attraverso una terapia farmacologica e l’esercizio mentale, e consentire ai pazienti di avere una qualità della vita migliore rispetto all’aspettativa con una diagnosi tardiva. Da decenni sono in corso numerosi studi con l’obiettivo di migliorare la diagnosi precoce e individuare biomarcatori che possano essere utilizzati come primi segnali di allarme della malattia: tra i più importanti c'è quello che ha scoperto un decennio fa la presenza di proteine beta-amiloide, segno distintivo dell'Alzheimer, nelle retine dei pazienti. Successivi studi di imaging dell'occhio hanno poi rivelato che i malati di Alzheimer avevano retine più sottili. Uno studio del 2018 ha, inoltre, riscontrato forti legami tra il morbo di Alzheimer e tre condizioni oculari comuni, tra cui il glaucoma e la degenerazione maculare. Sebbene tali associazioni osservate scientificamente siano rilevanti, i fattori di rischio per l'Alzheimer sono molti e vari, quindi per ora qualsiasi legame tra questa malattia e la salute degli occhi è ancora oggetto di indagini.

A fornire ulteriori evidenze scientifiche su questa correlazione è un recente studio condotto dai ricercatori dell’Otago Unversity (Nuova Zelanda), parte del Dunedin Study (studio multidisciplinare sulla salute e lo sviluppo dell’uomo). Dalla ricerca, pubblicata su JAMA Ophthalmology, è emerso che l’assottigliamento degli strati interni della retina può essere indicativo di una diminuzione della quantità di tessuto neurale, il che può indicare la presenza dell’Alzheimer. "Dato che non siamo stati in grado di curare l'Alzheimer avanzato e che la prevalenza globale della malattia è in aumento, essere in grado di identificare le persone in fase preclinica, quando potremmo ancora avere la possibilità di intervenire, è davvero importante”, ha dichiarato la dott.ssa Ashleigh Barrett-Young, tra gli autori dello studio.

Lo studio

I ricercatori hanno elaborato i dati del Dunedin Study di lunga data su 1.037 bambini nati all'inizio degli anni '70 in un ospedale della Nuova Zelanda, e seguiti lungo la loro vita. Per il loro studio Barrett-Young e colleghi hanno selezionato un sottogruppo di 865 adulti che avevano effettuato scansioni oculari all'età di 45 anni, insieme a una serie di test neuropsicologici sia nell'età adulta che nella prima infanzia, come parte dell'esperimento Dunedin. Sulle scansioni hanno misurato poi lo spessore di due diverse parti della retina: gli strati di fibre nervose retiniche (RNFL) e gli strati di cellule gangliari (GCL).

I risultati

L'analisi ha mostrato che i partecipanti allo studio con RNFL e GCL più spessi nella mezza età avevano migliori prestazioni cognitive nell'infanzia e nell'età adulta. Di contro, gli strati di fibre nervose retiniche (RNFL) più sottili erano collegati a un maggiore calo della velocità di elaborazione (la velocità con cui una persona può comprendere e reagire alle informazioni che riceve) dall'infanzia all'età adulta: questi pazienti avevano, infatti, ottenuto punteggi più bassi nei test per valutate le prestazioni cognitive. “Questi risultati - ha dichiarato la ricercatrice - suggeriscono che RNFL potrebbe essere un indicatore della salute generale del cervello. Ciò evidenzia il potenziale delle scansioni ottiche per aiutare nella diagnosi del declino cognitivo dall’inizio della vita".

Lo spessore della retina come indicatore della salute del cervello

I risultati dello studio suggeriscono quindi che l’assottigliamento della retina potrebbe essere un indicatore del rischio di sviluppare in futuro l'Alzheimer. “Ma - ha sottolineato la dott.ssa Barrett-Youngm - sono necessarie ulteriori ricerche per distinguere l'ordine degli eventi, per vedere se l'assottigliamento della retina precede effettivamente l'insorgenza dell'Alzheimer, se i cambiamenti sono sintomi secondari della malattia o semplicemente riflettono l'invecchiamento o altri fattori dello stile di vita. Sono tutte possibilità”.

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L’intelligenza artificiale come nuovo metodo di diagnosi

Le malattie della vecchiaia, come l'Alzheimer, vengono solitamente diagnosticate quando le persone iniziano a dimenticare le cose o a manifestare altri sintomi che indicano un declino cognitivo. E poiché la diagnosi avviene attraverso scansioni di imaging cerebrale e la risonanza magnetica cerebrale, molto costosi e poco pratici, sono tanti i pazienti che putroppo non sanno di avere la malattia, come sottolineano i dati del nuovo Rapporto mondiale Alzheimer 2021 (“Viaggio attraverso la diagnosi di demenza”) secondo cui  il 75% di tutti i casi di demenza nel mondo non viene diagnosticato.

Alla luce di questo e considerando che i test oculistici di routine sono meno costosi dei test comunemente utilizzati per indagare sulla salute del cervello, potrebbero essere considerati come un'alternativa conveniente per monitorare la salute del cervello nel tempo. "Pensiamo che in futuro - ha concluso Barrett-Young - si possa anche utilizzare l'Intelligenza artificiale per eseguire una tipica tomografia a coerenza ottica, eseguita da un optometrista, e combinarla con altri dati sanitari per determinare il probabile rischio di sviluppare l’Alzheimer”.

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