Domenica, 21 Luglio 2024
Lo studio

L'inquinamento provoca più vittime di alcol, droga e guerra messi insieme

È quanto emerge dal l'approfondimento di un team di ricerca internazionale. Michele Carugno, docente di Medicina del lavoro presso l'Università degli Studi di Milano, a Today.it: "Problema sfaccettato e complesso, perché le sorgenti sono multiple"

L'inquinamento atmosferico rappresenta una minaccia alla salute peggiore di guerra, terrorismo, malattie, alcol e droga messi insieme. È l'esito del lavoro di un team internazionale di studiosi - i ricercatori dell'Università di Edimburgo (Scozia), del Centre Scientifique de Monaco (Francia), dell'University Medical Center Mainz (Germania), del Victor Chang Cardiac Research Institute (Australia), della Icahn School of Medicine del Mount Sinai e dell'Osservatorio globale sulla salute planetaria del Boston College (Stati Uniti) -, che si sono focalizzati in particolare sul riscaldamento climatico, sull'inquinamento atmosferico e sull'esposizione al fumo degli incendi. Individuando anche fattori meno noti legati alle malattie cardiovascolari (tra cui l'inquinamento del suolo, da rumore e da luce nonché l'esposizione a sostanze pericolose, chimiche e cancerogene).

Sette milioni di decessi prematuri ogni anno

Pubblicato sul Journal of American College of Cardiology, lo studio mostra che l'inquinamento atmosferico esterno e interno combinato è associato a oltre sette milioni di decessi prematuri ogni anno, di cui oltre il 50 per cento rimanda a cause cardiovascolari, soprattutto cardiopatia ischemica (malattia che attacca le coronarie, impossibilitate ad apportare sangue ed ossigeno al cuore per via di un restringimento progressivo) e ictus cerebrale (la più frequente patologia neurologica, per la quale il cervello non riceve più sangue o viene sommerso da sangue travasato da un'arteria rotta). Un quinto di tutte le morti cardiovascolari (il cui pericolo, durante le ondate di caldo, aumenta di oltre il 10 per cento) sono provocate dall'inquinamento atmosferico.

"L'impatto dell'esposizione a un determinato fattore di rischio dipende da alcuni elementi: la forza della sua associazione con l'esito di salute in studio, la proporzione di soggetti ad esso esposti e la prevalenza di base nella popolazione della problematica di salute indagata", afferma Michele Carugno, docente di Medicina del lavoro presso il Dipartimento di scienze cliniche e di comunità dell'Università degli Studi di Milano, a Today.it.

"Nel caso di un fattore di rischio come l'inquinamento atmosferico - continua - la proporzione di soggetti esposti corrisponde, di fatto, alla totalità della popolazione generale: pertanto, anche un'associazione come quella tra inquinamento atmosferico e mortalità, la cui forza è più contenuta rispetto ad altre (si pensi, ad esempio, al binomio fumo di sigaretta e tumore del polmone), comporta un impatto di salute estremamente rilevante in termini di numero assoluto di decessi attribuibili a questo elemento".

Presa di coscienza sui rischi dell'inquinamento

Gli Usa hanno registrato un incremento del 77 per cento nell'esposizione al fumo degli incendi dal 2022. A livello mondiale, si stima che il fumo degli incendi sia responsabile di un numero di decessi che spazia dai 339.000 ai 675.000 all'anno. E ancora, dal 1950 sono state prodotte oltre 300.000 nuove sostanze chimiche sintetiche (il cui profilo di sicurezza umana, per numerose di loro, è tuttora sconosciuto). Jason Kovacic, direttore e amministratore delegato del Victor Chang Cardiac Research Institute con sede in Australia, rimarca - in un articolo pubblicato sul sito dell'istituto - l'importanza di un maggiore riconoscimento dei pericoli legati all'inquinamento.

"In particolare - riprende il professor Carugno - gli inquinanti atmosferici a cui porre più attenzione sono quelli che anche l'Oms identifica come particolarmente critici per la salute: il particolato aerodisperso, gli ossidi di azoto e l'ozono". La stessa Organizzazione Mondiale della Sanità ha pubblicato un aggiornamento delle Linee guida globali sulla qualità dell'aria. Sottoscritto da oltre cento società medico-scientifiche di tutto il globo, il documento fornisce nuove evidenze sui rischi per la salute, in particolare su quelli associati a livelli anche bassi di inquinamento atmosferico.

In rapporto alle misure di policy da approntare, l'esperto avvisa: "Il problema è sfaccettato e complesso perché le sorgenti sono multiple. La priorità sarebbe agire a livello di contenimento delle sorgenti per ridurre le emissioni, attraverso politiche che supportino l'efficientamento energetico (come nel caso degli edifici) e favoriscano la transizione energetica (per fare un esempio, rinnovando il parco auto circolante)". E attuare azioni individuali può avere un impatto benefico? "Certo - replica il professor Carugno -, ad esempio è bene limitare l'uso del mezzo di trasporto personale a favore dei mezzi pubblici e non eccedere nel riscaldamento domestico".

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