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Giovedì, 20 Giugno 2024
Il pericolo Pfas

Inquinamento dei Pfas nell'acqua: dai nuovi studi ai test fai da te

La Fondazione Foresta ha condotto una sperimentazione per ridurre le concentrazioni di composti chimici nel sangue dei residenti delle zone coinvolte (soprattutto in Veneto). E negli Usa c'è il test fai date per rilevare i Pfas nell'acqua potabile di casa

L'inquinamento ambientale è un problema diffuso a livello mondiale e il caso dei Pfas - i composti perfluoroalchilici - ha acquisito estrema rilevanza anche in Italia, soprattutto in Veneto (uno studio pubblicato sulla rivista scientifica Environmental Health ha riscontrato un aumento dei decessi tra Veronese, Vicentino e Padovano). Ma tra le acque maggiormente colpite ci sono anche quelle di Piemonte, Lombardia ed Emilia Romagna.

Nel 2022, l'indagine di Greenpeace Italia in Toscana ha riscontrato la presenza di composti chimici nel 76 per cento delle acque superficiali, nel 36 per cento di quelle sotterranee e nel 56 per cento dei campioni di biota (animali) monitorati. Più di recente, l'Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro - che fa capo all'Oms - ha inserito il Pfoa e il Pfos, entrambi della famiglia dei Pfas, tra le sostanze cancerogene per il tumore al rene e testicolo.

Pericolo anche a basse concentrazioni

"Le manifestazioni cliniche associate all'inquinamento da Pfas sono evidenti nelle popolazioni esposte, ma anche ridotti livelli di tali sostanze riscontrabili nella popolazione generale possono costituire un fattore di rischio", ammette Carlo Foresta, professore ordinario di endocrinologia all'Università di Padova e presidente di Fondazione Foresta, onlus che promuove la ricerca per la prevenzione delle patologie legate al sistema endocrino e riproduttivo.

Quindi l'esperto - che intervistato da Today.it ha ricordato come i Pfas, interferendo con la funzione degli ormoni testicolari sia nell'uomo sia negli animali, "determinano alterazioni del sistema endocrino-riproduttivo, con importanti effetti sulla salute" - entra nello specifico. Spiegando che "negli ultimi anni abbiamo evidenziato dal rischio cardiovascolare all'infertilità, dall'osteoporosi all'ipotiroidismo fino alle alterazioni del sistema nervoso".

Da qui, una serie di ricerche (i cui esiti sono stati confortanti) condotte dall'equipe del professor Foresta. Nell'ambito di quella più recente, "abbiamo drenato a livello intestinale i Pfas - continua l'esperto - rendendoli eliminabili con le feci. E in un modello sperimentale, l'incubazione con il carbone attivo vegetale si è dimostrata in grado di rimuovere ben il 50 per cento del Pfoa".

Allarme nell’acqua potabile di casa

Cresce l'apprensione, dunque, per la contaminazione dei composti perfluoroalchilici nell'acqua potabile. A questo proposito, una novità arriva da un team di ricerca del Massachusetts Institute of Technology di Boston, che - come spiega in un articolo - ha messo a punto un sistema particolarmente sensibile per rilevare alcuni Pfas nell'acqua potabile. Un sensore che potrebbe divenire presto uno stick di utilizzo comune.

Restando negli Stati Uniti, i chimici del New Jersey Institute of Technology hanno dimostrato un nuovo metodo di laboratorio per individuare tracce di Pfas non solo dall'acqua, ma anche da materiale di imballaggio e campioni di terreno. Tutto ciò, illustra lo studio pubblicato dall'istituto di ricerca, in meno di tre minuti. Una scoperta che secondo Hao Chen, autore principale dello studio, potrebbe avere un impatto anche sul monitoraggio dei prodotti di consumo: dai cosmetici ai medicinali agli alimenti freschi e lavorati.

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