Domenica, 14 Luglio 2024
Lo studio

Sei persone su dieci rinunciano a curarsi per le liste d'attesa infinite

Succede in Lombardia, una delle regioni più ricche d'Italia: lo studio presentato dalla Cisl basato sui suoi iscritti

Che le liste bloccate fossero un problema per i cittadini i tutta Italia è evidente da tempo. Ora però lo ribadisce anche un'inchiesta portata avanti dalla Cisl, relativa a circa 11.520 suoi associati lombardi. E i dati non lasciano ben sperare nemmeno per il resto d'Italia. 

Chi rinuncia alle cure nella sanità pubblica 

L'evidenza è che circa sei intervistati su dieci hanno rinunciato alle cure nel corso del 2023. Ma questo processo non è univoco. Solo un intervistato su cinque con redditi oltre i 50 mila euro ha rinunciato alle cure, a fronte della rinuncia a curarsi di due rispondenti su tre in famiglie con redditi inferiori a 15 mila. Segno che la crisi della sanità pubblica incide soprattutto nei confronti delle classi basse e medio basse. 

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Le ragioni? La maggior parte lamenta i lunghi tempi d'attesa, quasi un intervistato su due lo ha fatto per ragioni economiche e quasi quatto su dieci per motivi legati alla scomodità fisica od organizzativa delle strutture sanitarie.

Su dieci intervistati otto hanno sostenuto almeno una visita specialistica: ma sei su 10 di queste ultime sono state erogate in strutture private. 

 Analogamente, tra chi ha effettuato almeno un esame nel 2023, uno su tre si è rivolto a strutture private convenzionate con il Servizio Sanitario e quasi uno su quattro ha svolto esami in strutture private. Complessivamente, fra quanti hanno fatto prestazioni di diagnostica strumentale a pagamento più di otto su dieci sono ricorsi a strutture private.

Fino a 48 ore di attesa nei pronto soccorso 

In quasi la metà delle visite classificati come urgenti il tempo di attesa non è stato rispettato, per le altri classi di priorità il tempo di attesa è stato superiore a quanto stabilito. 

Nei ricoveri programmati il 74,5% ha rispettato le classi di priorità, uno su quattro no. E le cose non vanno meglio nei pronto soccorsi: qui i tempo d’attesa, tra la presa in carico del paziente e il ricovero in reparto, sono stati in media di otto ore, con picchi fino a 48 ore.

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E solo il 2,1% dei pazienti con 3 o più patologie croniche ha dichiarato di aver attivato l’assistenza domiciliare. Complessivamente la spesa media del 2023 per esami e ricoveri è stata pari a 951 euro, per altre spese sanitarie (farmaci, dentista, ecc.)  di 1.184 euro. Cifre che evidentemente non tutti possono permettersi. 

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"I dati raccolti evidenziano rinunce alle cure a causa di tempi di attesa troppo lunghi, difficoltà nell’accesso a visite specialistiche, esami diagnostici e ricoveri oltre a carenze nell’assistenza domiciliare integrata. Questi dati rappresentano un patrimonio prezioso per il nostro sindacato. Li utilizzeremo con forza per portare avanti le nostre proposte a favore di un sistema sanitario lombardo più efficiente, equo e accessibile a tutti i cittadini" sottolinea Roberta Vaia, segretaria regionale CISL Lombardia.

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