Sabato, 10 Aprile 2021

Emicrania da lockdown, lo studio e cosa c'è da sapere

A parlarne è il Professore Gioacchino Tedeschi, Presidente della Società Italiana di Neurologia, che durante l'isolamento ha seguito circa 300 pazienti affetti da emicrania, episodica e cronica

Esiste un rapporto tra il mal di testa e i fattori stressati che abbiamo vissuto in questi due mesi di lockdown? A chiederselo è stato il team del Professore Gioacchino Tedeschi, Presidente della Società Italiana di Neurologia (SIN), che durante l'isolamento, grazie alla possibilità di video-consulti, ha seguito circa 300 pazienti affetti da emicrania, episodica e cronica. I dati raccolti sono stati elaborati al fine di capire gli effetti del lockdown sulla patologia, valutando i diversi fattori ambientali caratterizzanti: necessità di trascorrere molte ore in casa, lunghe ore davanti ai computer, possibilità di muoversi poco o nulla.

Dai dati dello studio è emerso che chi soffre di pochi episodi di mal di testa al mese ha osservato un miglioramento sia della frequenza che dell'intensità degli attacchi. Chi invece soffre di un elevato numero di mal di testa (almeno 15 giorni al mese) ha registrato un peggioramento, sia per intensità che per numero degli episodi.

 “Il cervello di chi soffre di emicrania sporadica è molto vulnerabile a diversi fattori scatenanti gli attacchi, come lo stress derivante dalle attività frenetiche della vita quotidiana che, evidentemente, nel periodo di quarantena hanno subito un drastico ridimensionamento”, spiega il professore Gioacchino Tedeschi, commentando gli esiti dello studio. “In questi pazienti, in altri termini, la tranquillità forzata della quarantena produceva un benessere che superava l'effetto "stressante" dell'essere in isolamento o del vivere nel corso di una pandemia. 

Al contrario, il cervello dei pazienti affetti da emicrania molto frequente (la cosiddetta emicrania cronica) è caratterizzato da una sorta di cortocircuito con produzione di attacchi meno dipendenti dai fattori scatenanti della vita di tutti i giorni (la cui riduzione o eliminazione pertanto non porta beneficio). Pertanto, in questi pazienti è prevalso l'effetto "stressante" legato al distanziamento sociale forzato, all’ansia e ai timori tipici dei periodi di quarantena”.

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