Mercoledì, 14 Aprile 2021

Merkeloma, il raro tumore della pelle: 240 casi ogni anno in Italia

Il carcinoma di Merkel, descritto per la prima volta nel 1972, viene definito come un carcinoma neuroendocrino della cute. Ecco di cosa si tratta 

Foto di repertorio

Ogni anno in Italia vengono diagnosticati 240 casi di carcinoma alle cellule di Merkel o merkeloma. Di cosa si tratta? E' un raro tumore della pelle, descritto per la prima volta nel 1972 e definito come carcinoma neuroendocrino della cute. Il merkeloma colpisce un sottogruppo di cellule neuroendocrine cutanee, chiamate cellule di Merkel (da qui il nome della patologia). 

I dati epidemiologici, come per molte patologie rare, sono tuttavia a forte rischio di sottostima, anche a causa della difficile rilevazione precoce. E' quanto emerso a Roma durante il convegno 'Immuno-Oncologia: partiamo dai tumori rari, il punto sul Merkeloma', promosso dall'Osservatorio sanità e salute.

Si tratta di una forma tumorale primitiva, contraddistinta dalla comparsa - specialmente a livello della testa e del collo - di lesioni eterogenee di varie dimensioni, che solitamente si manifestano come un nodulo color carne o rosso-bluastro, duro, indolore e lucido. L'infezione da poliomavirus a cellule di Merkel rappresenta uno dei principali fattori di rischio. Una neoplasia rara, quella del carcinoma a cellule di Merkel, che in Europa rappresenta meno dell'1% di tutti i tumori maligni cutanei.

"Da un nostro studio - spiega Federico Spandonaro, professore aggregato presso l'Università degli studi di Roma Tor Vergata e presidente di Crea Sanità - emerge che, pur rimanendo il tumore assolutamente raro e con un impatto sui costi limitato, sul versante epidemiologico si assiste a una tendenza alla crescita dei casi, dovuta al fatto che l'incidenza è fortemente legata al crescere dell'età e che si assiste a un rapido invecchiamento della popolazione. Si determina inoltre un'inversione del rapporto fra i sessi, con una crescente incidenza fra le donne. La disponibilità di terapie specifiche e i cambiamenti in corso, uniti alla difficoltà di diagnosi, impongono una razionalizzazione dei percorsi diagnostico-terapeutici a livello regionale, onde garantire equità di accesso e una efficace presa in carico dei pazienti".

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