Mercoledì, 3 Marzo 2021
Giappone

"Vaccinarsi è l'unico rimedio contro il morbillo": allarme degli infettivologi

La Simit, Società italiana malattie infettive e tropicali: "In Italia note carenze di copertura vaccinale tra i più piccoli". Quali sono i reali rischi

Gli infettivologi italiani della Simit non usano giri di parole: vaccinarsi è l'unico rimedio contro il morbillo, che torna a colpire persino "il civilissimo" Giappone, dichiarato free nel 2015, ma dove una parte importante della popolazione adulta non è stata mai vaccinata.

La Simit prende le mosse dalla segnalazione all'Oms di un'epidemia di morbillo in corso in Giappone. Al 20 maggio 2018 il Giappone conta 161 casi di morbillo. Il caso indice, da cui l'epidemia avrebbe avuto origine è probabilmente un viaggiatore internazionale in cui il morbillo è stato diagnosticato nella prefettura di Okinawa il 20 marzo 2018. Il Giappone era stato dichiarato libero dal morbillo nel marzo 2015, quando era stato possibile verificare che per 36 mesi consecutivi non si era verificata alcuna trasmissione dell'infezione all'interno del Paese.

Il vaccino contro il morbillo

Un risultato - sottolinea la Simit - ottenuto sia per mezzo di alte coperture vaccinali sia attraverso l'individuazione rapida e la rapida risposta a ogni caso di morbillo. Nel 2016, la copertura vaccinale della prima dose, somministrata ai bambini di un anno, risultava del 97%; quella della seconda dose, prevista un anno prima dell'inizio della scuola primaria del 93%. Più del 95% dei bambini a due anni di età sono risultati positivi per gli anticorpi indotti dal vaccino e quindi da considerarsi immuni.

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Come è iniziata la nuova epidemia? Massimo Galli, presidente della Simit, Società italiana malattie infettive e tropicali, sottolinea il pericolo e lancia un appello in favore della vaccinazione, spiegando le cause della recrudescenza: "Come in tutto il mondo, anche nel civilissimo e organizzatissimo Giappone una parte importante della popolazione adulta non è stata mai vaccinata e non ha mai incontrato il virus del morbillo. È quindi suscettibile all'infezione. L'età mediana dei colpiti in Giappone, 29 anni, spiega quello che è successo". E "questa è la ragione per cui l'Oms ha raccomandato,in luoghi con bassa incidenza ed elevato rischio di importazione del virus del morbillo, la vaccinazione della popolazione ad alto rischio di esposizione al virus importato (senza certificato di vaccinazione o immunità contro morbillo e rosolia), come operatori sanitari, persone che operano nel turismo e nei trasporti (hotel e catering, aeroporti, autisti di taxi, ecc.)". Perché "il morbillo è una delle malattie più contagiose che si conoscano e che ogni persona colpita arriva a contagiarne in media fino ad altre diciotto".

In Italia quasi 400 casi solo a maggio

Nel nostro Paese non va meglio: dall'1 gennaio al 31 maggio 2018 - ricorda la Simit - sono stati segnalati da 20 regioni un totale di 1716 casi di morbillo (397 nel solo mese di maggio), inclusi 4 decessi. E "anche in Italia, non a caso, l'età mediana delle persone colpite è stata di 25 anni, a segnalare che la maggioranza dei casi si è verificata in adulti o giovani adulti". Il 20% dei colpiti aveva però meno di cinque anni, "a conferma delle note carenze di copertura vaccinale tra i più piccoli" e "il fatto che in 107 casi si trattasse di bambini di meno di un anno di età sottolinea l'importanza di vaccinare le donne che programmano una gravidanza".

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I bambini che si ammalano di morbillo entro l'anno di vita sono spesso figli di madri non vaccinate e che non hanno mai incontrato il virus, e che quindi non hanno potuto trasmettere al bambino i loro anticorpi. C'è anche la possibilità che il morbillo venga contratto dalla madre non vaccinata in gravidanza e trasmesso al bambino. E "contrarre il morbillo molto precocemente, al di sotto dei due anni di vita, comporta un aumentato rischio di incorrere nelle complicanze più gravi dell'infezione". Infine la Simit ricorda che, secondo i dati dell'Istituto superiore di sanità aggiornati al 28 febbraio 2018, la copertura vaccinale a due anni di età dei bambini nati nel 2015 in Italia era del 91,68%, quindi "ben al di sotto della soglia richiesta del 95 per cento".

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