Domenica, 26 Settembre 2021
La ricerca

Morte improvvisa nei giovani: scoperto il ruolo del colesterolo cattivo

Uno studio del Centro Cardiologico Monzino ha individuato nel colesterolo ossidato LDL un fattore che aggrava la cardiomiopatia aritmogena, la causa più frequente della morte improvvisa nei giovani

La cardiomiopatia aritmogena (ACM) è una patologia del muscolo cardiaco (prevalentemente del ventricolo destro) che si manifesta clinicamente con insufficienza cardiaca e aritmie ventricolari potenzialmente letali. La malattia è caratterizzata da anomalie funzionali e strutturali dovute alla sostituzione del miocardio (il tessuto muscolare cardiaco) con tessuto adiposo o fibro-adiposo. Alla base vi sono anomalie genetiche che provocano le suddette modificazioni anatomiche. Non è possibile fare una stima dell’incidenza dell’ACM perché i pazienti non sempre sono inquadrabili dal punto di vista diagnostico: talvolta, infatti, la prima manifestazione della patologia è proprio la morte cardiaca improvvisa e questo complica le indagini epidemiologiche. La prevalenza della malattia è simile negli uomini e nelle donne, anche se la maggioranza dei pazienti sintomatici è di sesso maschile. Ad offrire un importante contributo allo studio dei meccanismi che mediano la variabilità genetica tra portatori della stessa mutazione ACM è la ricerca coordinata dal Centro Cardiologico Monzino, i cui risultati sono stati pubblicati sulla rivista scientifica “Embo Molecular Medicine”. I ricercatori hanno scoperto che la porzione ossidata del colesterolo “cattivo” (LDL) è un fattore precipitante della cardiomiopatia aritmogena, una delle cause più frequenti delle morti cardiache improvvise tra i giovani. Secodo lo studio, i pazienti con un’alta concentrazione di LDL ossidato nel sangue possono soffrire di forme più gravi di disfunzione ventricolare e di eventi aritmici maggiori, tipici di ACM.

Cos’è la cardiomiopatia aritmogena              

La ACM è una malattia genetica che spesso colpisce giovani atleti. È causata da una mutazione nel DNA che provoca un progressivo accumulo di grasso nel cuore, impedendone il corretto funzionamento e dando origine a cortocircuiti elettrici che possono determinare l’arresto cardiaco. È caratterizzata da una graduale sostituzione del miocardio ventricolare con il tessuto fibro-adiposo e si manifesta con fenomeni aritmici che variano dalla extrasistolia ventricolare isolata alla tachicardia o la fibrillazione ventricolare, e nel tempo dà origine a scompenso cardiaco. Le terapie sintomatiche esistono (farmaci antiaritmici, ablazione del substrato aritmico con radiofrequenza, impianto di un defibrillatore automatico, farmaci anti-scompenso), ma la sfida è identificare e correggere fattori di rischio che agiscano da spie per evitare le manifestazioni severe della malattia, in primis l’arresto cardiaco improvviso.

La scoperta dei ricercatori

"Sappiamo che esistono diversi geni associati alla cardiomiopatia aritmogena, per esempio il gene che codifica per la proteina placofilina 2, PKP2 – spiegano Elena Sommariva e Ilaria Stadiotti, prime autrici del lavoro, Ricercatrici dell’Unità di Biologia Vascolare e Medicina Rigenerativa al Monzino – . Tuttavia la variabilità nella penetranza ed espressività di tali geni ci ha suggerito che accanto ai fattori genetici vi siano anche fattori esterni al DNA. Andando a caccia di questi elementi abbiamo scoperto che le forme ossidate delle LDL (lipoproteine a bassa densità), il famoso “colesterolo cattivo”, aumentano l'adipogenesi, cioè la produzione di grassi, attraverso un meccanismo che implica sovra-attivazione di PPARγ, il gene responsabile dell’accumulo di lipidi. Questo nuovo meccanismo patogenetico è stato studiato nei pazienti e verificato con esperimenti in vitro su due tipi di cellule cardiache e studi in vivo, che ci hanno confermato che gli antiossidanti e il trattamento con statine contrastano le manifestazioni della malattia. Ecco, quindi, il punto fondamentale: l'aumento dei livelli di LDL nel sangue può rappresentare sia uno strumento per identificare i pazienti ad alto rischio di forme gravi di ACM, che un target per terapie mirate".

Il ruolo del Centro Cardiologico Monzino

"Il Centro Cardiologico Monzino - afferma Giulio Pompilio, Direttore Scientifico del Monzino - ha avuto un ruolo fondamentale nella storia della cardiomiopatia aritmogena, ed è stato il primo ospedale a scoprire che le cellule stromali cardiache, ossia le cellule di supporto del cuore, sono la componente cellulare responsabile dell’accumulo di grasso, chiarendone i meccanismi implicati. Le ricerche su queste cellule hanno aperto prospettive promettenti, perché esse rappresentano un possibile bersaglio terapeutico e un punto di partenza per lo studio di nuovi farmaci". "Questo ultimo studio può rappresentare un passo fondamentale per sconfiggere la malattia perché il risultato è applicabile fin da subito: il controllo dei livelli di colesterolo LDL è una pratica clinica ampiamente diffusa e conosciuta", conclude il Direttore Scientifico.

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