Mercoledì, 4 Agosto 2021
Salute

"Uno studio per capire perché alcuni pazienti si ammalano gravemente di Covid", parla il Dott. Budillon di Napoli

"Analizziamo il siero di pazienti che hanno contratto il Covid-19 e di soggetti sani per evidenziare eventuali suscettibilità genetiche alla base della risposta iper-infiammatoria indotta dal virus". L’intervista al Dr Alfredo Budillon, Direttore del CROM di Mercogliano, dove è in corso la sperimentazione

Dopo più di un anno dall'inizio della pandemia sono ancora poche le conoscenze che si hanno sui meccanismi di infezione del Sars-CoV-2 e sui fattori che portano a gravi difficoltà respiratorie e a insufficienza multiorgano. Perché alcuni soggetti, anche relativamente giovani e non fragili, sviluppano una forma grave della malattia da Covid-19? Quali sono le caratteristiche dell’ospite che rendono il virus più suscettibile? A cercare di dare una risposta a queste domande uno studio dell’Istituto Nazionale Tumori "Fondazione Pascale", avviato qualche settimana fa, e coordinato dal Prof. Paolo Ascierto, in collaborazione con la Fondazione Melanoma Onlus, l'Azienda ospedaliera dei Colli, l'Università Vanvitelli, il centro Ceinge-Biotecnologie avanzate di Napoli, e con il contributo di 60 Comuni della Campania.

Lo studio - che si sta svolgendo nei laboratori del Centro di Ricerche Oncologiche di Mercogliano (CROM), diretti dal dott. Alfredo Budillon, Direttore della Struttura Complessa di Farmacologia del Pascale - analizza il siero prelevato da alcuni pazienti che hanno contratto il Covid-19 e, parallelamente, quello di circa 150 donatori sani, resisi disponibili per la sperimentazione, per tracciarne il profilo metabolomico, citochinomico e lipidomico, ed evidenziare eventuali suscettibilità genetiche alla base della risposta iper-infiammatoria indotta dal virus. La sperimentazione, quindi, si basa su un approccio nuovo: non si focalizza sul virus ma sull’ospite e sulle sue caratteristiche. Ma da quale intuizione è partito lo studio e con quale obiettivo? Ne abbiamo parlato con il Dr Alfredo Budillon, direttore del Crom di Mercogliano.

Dr Buidillon, presso i laboratori del Crom da lei diretti, state portando avanti uno studio per identificare i soggetti più a rischio Covid. Qual è obiettivo dello studio?

“Siamo partiti dalla consapevolezza che sappiamo ancora poco su questa malattia e sul perchè alcuni soggetti si ammalano gravemente, mentre altri no. Dunque, abbiamo deciso di studiare soggetti che hanno avuto il Covid-19 in forma più o meno grave e soggetti sani per individuare le caratteristiche dell'individuo che rendono il virus più suscettibile”.

Da quale intuizione siete partiti?

“Tutto è partito dall’intuizione del collega Paolo Ascierto che, nel pieno della pandemia, capì che la “tempesta citochinica”, cioè la produzione abnorme di citochine, mediatori normali dell’infiammazione e della risposta immunitaria, scatenata dal virus, era paragonabile alla reazione avversa da alcuni trattamenti antitumorali, e poteva essere controllata attraverso un farmaco, il Tocilizumab, che utilizziamo in soggetti che presentano reazioni avverse ad alcuni approcci immunoterapici antitumorali. Da lì abbiamo deciso di capire meglio quali e quante citochine aumentano con l’infezione da Sars-Cov-2 e se il comportamento di queste si correla direttamente con l’andamento della malattia”.

La vostra attenzione si rivolge, come lei diceva prima, non al virus Sars-CoV-2 ma al soggetto e alle sue caratteristiche. In che modo state operando e su quale campione di studio?

“Sì esatto, misuriamo la reazione dell’ospite, non studiamo il virus. Al Pascale stiamo analizzando i campioni di sangue periferico prelevato da soggetti con Covid e da volontari sani, misuriamo fino a 48 citochine contemporaneamente valutandone anche l’andamento nel tempo. Sullo stesso prelievo effettuiamo anche studi di “metabolomica” e “lipidomoca”, misuriamo cioè la concentrazione di tutti i metaboliti e lipidi espressi. In tal modo abbiamo un quadro dettagliato sul metabolismo del paziente/soggetto”. 

Quale approccio avete adottato?

“Lo studio fa parte di un progetto coordinato dal Prof. Paolo Ascierto, e vede coinvolti oltre a noi, anche altri Istituti, come il Ceinge Biotecnologie avanzate di Napoli, l’Università Vanvitelli, l’ospedale Cotugno di Napoli - che ci ha fornito i campioni di sangue dei pazienti Covid - e 60 comuni della Campania (in cui non è stato registrato nessun caso Covid) che hanno aderito al progetto con entusiasmo e individuato per la sperimentazione 150 volontari, donatori sani, di cui stiamo studiando alcuni parametri”.

In che modo il know-how e le conoscenze che possedete sulle neoplasie contribuiscono allo studio in corso?

“Noi non siamo infettivologi nè virologi, ma nel pieno della pandemia abbiamo ritenuto doveroso mettere a disposizione della Comunità l’esperienza che abbiamo e le tecnologie che utilizziamo per studiare una malattia complessa come il cancro. Gli studi di metabolomica che ho menzionato prima, ad esempio, sono effettuati regolarmente su campioni di pazienti neoplastici poiché un’alterazione del metabolismo è un tratto distintivo nello sviluppo tumorale, così come gli studi di genomica, che effettuiamo sui tessuti tumorali per capire le alterazioni genetiche distintive (che spesso ci permettono di utilizzare farmaci specifici “intelligenti”) sono stati utilizzati per mettere a punto, ad opera di altri colleghi dell’Istituto, lo studio delle sequenze del Sars-Cov-2 e delle sue varianti”.

L’RNA messaggero, oltre ad essere utilizzato nei vaccini anti-Covid, ha un potenziale anche nella cura di molte malattie, tra cui i tumori. Cosa può dirci a riguardo? In futuro potremo avere anche un vaccino antitumorale?

“Certo, è una tecnologia innovativa e versatile, e ha dimostrato di funzionare bene nel vaccino anti- Covid. Ci sono già studi in corso di applicazione anche in campo oncologico: la strategia è quella di utilizzare copie di antigeni tumorali, cioè di molecole distintive dei tumori (così come è stato fatto per la proteina Spike del Sars-Cov-2) che spesso sono diverse da paziente a paziente, e vaccinare il soggetto malato per amplificarne la risposta immunitaria nei confronti del tumore”.

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