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Mercoledì, 19 Gennaio 2022
Curare il Covid

L'Oms sconsiglia l'uso del plasma iperimmune per curare il Covid, ma sono in arrivo monoclonali a domicilio

"Una terapia costosa e inutile" secondo i risultati di una decina di studi pubblicati dall'Organizzazione mondiale della sanità

L'Organizzazione mondiale della sanità sconsiglia l'uso del plasma iperimmune dei convalescenti nei pazienti Covid-19. Lo si legge all'interno del settimo aggiornamento delle linee guida dell'Oms contro il Covid: "L'evidenza scientifica -spiegano dall'Oms- dimostra che ad oggi il plasma convalescente non migliora la sopravvivenza né riduce la necessità di ventilazione meccanica". Mentre la terapia ha "costi significativi". 

Per arrivare a questa conclusione un gruppo di esperti indipendenti ha esaminato i dati aggregati di 16 studi con 16.236 pazienti colpiti da Covid-19 sia con sintomi non gravi, che gravi o finiti in terapia intensiva. Grazie a questo studio è risultato evidente che il plasma dei convalescenti non ha dato alcun beneficio nei pazienti non gravi, mentre lo era meno nel caso di chi aveva la malattia in condizioni gravi e critiche. Quindi, secondo l'Oms, dovrebbero continuare gli studi clinici solo in questi due ultimi sottogruppi mentre si invita ad abbandonare la terapia per i pazienti non gravi.

Monoclonali molto efficaci: terapia anche a domicilio

Se il plasma iperimmune sembra quindi una terapia da abbandonare, una speranza arriva dai nuovi farmaci monoclonali. Come spiega Giorgio Palù, presidente dell'Agenzia italiana del farmaco, in audizione davanti alla Commissione Affari Costituzionali del Senato i nuovi farmaci monoclonali sarebbero in grado di neutralizzare il virus con grandissima efficacia bloccando l'infezione".

"Presto avremo a disposizione monoclonali somministrabili per via sottocutanea o muscolare - ha dichiarato Palù - come tutti gli antivirali vanno somministrati entro 72 ore, comunque non oltre 5 giorni dall'esordio dei sintomi. In molti casi si potrà intervenire direttamente a casa del paziente, senza intasare il pronto soccorso o le aree mediche".

Una speranza ancora oggi visto che gli anticorpi monoclonali ad ora autorizzati sono ancora oggetto di valutazione e l'impiego è limitato perché richiedono infusione endovena per un'ora e osservazione per un'ora, ovviamente quasi sempre in regime ospedaliero.

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