Mercoledì, 17 Luglio 2024
Dati sensibili

Quali sono i problemi del nuovo Fascicolo sanitario elettronico

Tra le maggiori criticità emergono "la vulnerabilità nella sicurezza dei trattamenti e le discriminazioni tra pazienti di diverse Regioni", spiega la vicepresidente del Garante per la protezione dei dati personali, Ginevra Cerrina Feroni, a Today.it

Il Garante lancia l'allarme sul Fascicolo sanitario elettronico, segnalando al Governo e al Ministero della Salute l'esigenza di un intervento urgente e aprendo una serie di "procedimenti correttivi e sanzionatori" nei confronti di 18 Regioni e delle Province autonome di Bolzano e Trento per appurare le violazioni della disciplina sulla privacy. Un'istruttoria, quella svolta dall'Autorità, "che ha restituito un quadro allarmante rispetto all'attuazione della riforma del Fascicolo sanitario elettronico 2.0. Diversi diritti dei cittadini - come quello all'oscuramento dei dati personali -, e svariate misure (di sicurezza, di qualità dei dati) non sono garantiti, contrariamente a quanto previsto dalla normativa di settore" spiega a Today.it Ginevra Cerrina Feroni, vicepresidente del Garante per la protezione dei dati personali.

Pazienti da tutelare

In particolare, spiega la professoressa Cerrina Feroni, "è emersa una rilevante disomogeneità sul territorio nazionale che contraddice lo spirito della riforma Fse 2.0, volta invece a introdurre misure, garanzie e responsabilità omogenee". Disarmonie, quelle riscontrate, che rischiano di compromettere anche la funzionalità, l'interoperabilità e l'efficienza del sistema Fascicolo sanitario elettronico 2.0. "Come Autorità abbiamo quindi ritenuto doveroso intervenire a tutela dei diritti di tutti gli assistiti italiani coinvolti in questa delicata tipologia di trattamento di dati sanitari, su larga scala".

La riforma del Fse 2.0 "rappresenta un punto di approdo straordinario, perché consentirà di avere un portale di accesso unico alla storia clinica del paziente. I vantaggi sono enormi per la digitalizzazione della sanità e per la continuità territoriale dell'assistenza sanitaria", puntualizza la vicepresidente del Garante Privacy. Ma il percorso del nuovo Fascicolo sanitario elettronico con esami, referti e prescrizioni si sta rivelando tutt'altro che semplice. "Nella segnalazione al Governo e al Ministero della Salute abbiamo indicato i rischi derivanti da una scorretta attuazione della riforma del Fascicolo sanitario elettronico 2.0. Ne cito alcuni: vulnerabilità nella sicurezza dei trattamenti, discriminazioni tra pazienti di diverse Regioni e problemi nell'accesso al Profilo sanitario sintetico", ammette la professoressa Cerrina Feroni.

Interventi a macchia di leopardo

L'obiettivo del Fascicolo sanitario elettronico risiede sia nel semplificare l'accesso alle informazioni durante le situazioni di emergenza, le visite o gli esami, sia nel sostenere la cura, la ricerca scientifica, la programmazione in termini di salute. Rendendo più omogenei e funzionali i 20 differenti fascicoli sanitari gestiti dagli enti locali (fatta salva l'autonomia di gestione da parte delle Regioni, i fascicoli dovranno "parlarsi" tra di loro). Così, nonostante i suoi dodici anni di vita - e in attesa della piena entrata in vigore nel giugno 2026 - il Fascicolo sanitario elettronico richiede ancora molto lavoro per la sua completa attuazione e diffusione (lo conferma anche un'indagine di Altroconsumo che riguarda lo "stato di salute" del Fse, restituendo un'istantanea "assai eterogenea" nelle varie regioni d'Italia).

Ginevra Cerrina Feroni-6

"Proprio per questo motivo, nella segnalazione abbiamo evidenziato la mancata adozione da parte di alcuni enti delle misure volte a garantire la sicurezza e l'integrità dei trattamenti dei dati dei pazienti. Infatti, solo alcune Regioni e Province autonome le hanno assicurate al momento", chiosa la vicepresidente del Garante Privacy. È bene ricordare che se le informazioni personali di un cittadino dovessero essere recepite in modo sbagliato c'è l'opportunità di fare reclamo all'Autorità compilando l'apposito modello. E ogni Regione, se già non lo ha, dovrà poi approntare un servizio di rimozione dei dati più sensibili che non si intendono comunicare.

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