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Giovedì, 20 Gennaio 2022
Lo studio

Ricercatori italiani scoprono cosa innesca la Sla: nuove speranze per trovare la cura

In Italia si stimano almeno 3.500 malati, mille nuovi casi ogni anno. Gli esperti dell'Istituto Mario Negri di Milano e della Città della Salute di Torino aprono la strada alle cure

La Sclerosi laterale amiotrofica, ovvero la Sla, è una malattia neurodegenerativa che porta alla paralisi totale. In Italia si stimano almeno 3.500 malati, mille nuovi casi ogni anno (dati dell'Osservatorio malattie rare), e non c'è ancora una cura. Uno studio tutto Iitaliano pubblicato sulla rivista Brain lascia però ben sperare: i ricercatori dell'Istituto Mario Negri di Milano e della Città della Salute di Torino hanno scoperto uno dei meccanismi che innesca la malattia. Si spera sia il primo passo per la definizione di una terapia.

Cosa è la Sla

La Sla è colpisce individui adulti ed è caratterizzata dalla compromissione dei motoneuroni cioè le cellule responsabili della contrazione dei muscoli volontari coinvolti principalmente per il movimento, ma anche per le funzioni vitali come la deglutizione e la respirazione. I motoneuroni arrivano dal cervello al midollo spinale e dal midollo spinale ai muscoli di tutto il corpo. L’aspettativa di vita dopo la diagnosi è mediamente di 3-5 anni, anche se il suo decorso varia da paziente a paziente.

Lo studio

Secondo il nuovo studio la carenza di un enzima, la ciclofillina A, induce la Sla. E' stato coordinato da Valentina Bonetto dell'Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri Irccs con il gruppo di ricerca del Centro regionale esperto per la Sla (Cresla) dell'ospedale Molinette della Città della salute di Torino e del dipartimento di Neuroscienze dell'Università di Torino, coordinato da Andrea Calvo. 

Studi precedenti avevano già evidenziato che la stragrande maggioranza dei pazienti affetti da Sla presentano anomalie nella proteina Tdp-43, che ha un ruolo importante nei processi cellulari e, se mutata, causa la malattia. La nuova ricerca ha evidenziato che l'enzima ciclofillina A (Ppipa) è fondamentale per il corretto funzionamento di Tdp-43. Infatti, l'assenza di ciclofillina A nel modello animale induce una malattia neurodegenerativa simile alla Sla e provoca l'accumulo anomalo della proteina. 

"Abbiamo osservato - spiega Laura Pasetto (Mario Negri), prima autrice del lavoro - che quando Ppia è assente il modello animale sviluppa i sintomi della Sla con demenza frontotemporale, cioè una progressiva disfunzione motoria, disinibizione ed alterazioni del comportamento in associazione alla morte dei motoneuroni ed alterazioni di Tdp-43". "Questi dati - aggiunge Bonetto - sono in accordo con quanto visto in un gran numero di pazienti Sla con e senza demenza frontotemporale che mostrano di essere carenti di Ppia".

Inoltre, racconta Calvo, "abbiamo identificato un paziente Sla con una rara mutazione nel gene Ppia, che rende la proteina disfunzionale. Questa mutazione, pur non rappresentando una causa comune di Sla, è importante perché ci dà delle indicazioni su quali possano essere i processi cellulari alterati nei pazienti". 

La mutazione, le evidenze sui pazienti e quelle sul modello animale "vanno tutte verso la stessa direzione, cioè che nella Sla le funzioni protettive di Ppia sono deficitarie", conclude Bonetto. Quindi "come prospettiva futura abbiamo pensato di sviluppare un approccio terapeutico che miri a ripristinare queste funzioni. Ora dobbiamo tornare in laboratorio e valutare se questa è la strada giusta per fermare l'insorgenza e la progressione della malattia. Se così fosse sarebbe un primo passo importante verso lo sviluppo di una terapia per la Sla". 

Il progetto di Bonetto tra le altre cose è tra quelli selezionati dal bando 2021 di Arisla, la Fondazione italiana di ricerca per la Sla, e ha ricevuto anche un contributo dall'associazione 'Io Corro con Giovanni'. La ricerca è stata finanziata principalmente da Fondazione regionale per la ricerca biomedica della Regione Lombardia (Progetto Trans-Als) e ministero della Salute.

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