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Mercoledì, 21 Febbraio 2024
La sugar tax funziona?

C'è una tassa che fa bene alla salute: i dati lo dimostrano ma l'Italia non la vuole

Nel Regno Unito dove è stata introdotta la sugar tax nel 2018 è calato significativamente il numero di gravi carie dentali. Una prova in più che la misura, pensata per ridurre il consumo di zuccheri, funziona

Gli zuccheri in eccesso sono tra i principali vizi della moderna dieta occidentale. Uno dei motori dell’epidemia di obesità che sta dilagando per il pianeta, con i suoi correlati di acciacchi cronici, diabete, problemi cardiovascolari, tumori, disabilità. Tra le soluzioni proposte negli ultimi anni c’è la cosiddetta “sugar tax”, un balzello sulle bevande zuccherate (tra le principali fonti di zuccheri aggiunti, specialmente per i più piccoli) che dovrebbe entrare in vigore anche in Italia dal prossimo anno, con l’obbiettivo di disincentivare e ridurre i consumi. Un provvedimento efficace? Gli indizi più forti arrivano dalla Gran Bretagna, dove la sugar tax è presente dal 2018. Uno studio recente, pubblicato sul BMJ Nutrition, Prevention & Health, ha individuato ad esempio una riduzione significativa del numero di estrazioni causate da carie nei minorenni, proprio negli anni seguenti all’introduzione della misura. 

Una tassa sullo zucchero

La sugar tax è una misura raccomandata dall’Oms per ridurre i consumi di zucchero, già adottata negli ultimi anni da oltre 50 nazioni in tutto il mondo. Allo stesso tempo, il legame tra carie e zucchero è tanto assodato da essere considerato praticamente scontato. E però fino ad oggi mancavano studi che dimostrassero l’efficacia della tassa nel ridurre l’incidenza di carie e problemi dentali. 

Per colmare la lacuna, gli autori dello studio hanno utilizzato i dati relativi ai ricoveri per estrazioni dentali causati dalle carie nei bambini tra gli zero e i 18 anni nel Regno Unito, e relativi al periodo compreso tra il 2014 e il 2020. Quattro anni prima dell’introduzione della sugar tax – quindi – e due anni dopo. Analizzando sia i trend nazionali, sia l’andamento dei ricoveri per fasce di età, e in base alle condizioni socioeconomiche delle famiglie di appartenenza dei piccoli pazienti. 

Lo studio

I risultati parlano di una riduzione del 12% dei ricoveri dall’introduzione della nuova normativa, rispetto al periodo precedente. Che proiettati su una popolazione di 12milioni di bambini residenti nel paese nel 2020, si tradurrebbe in più di 5.500 estrazioni evitate in appena due anni. L’effetto inoltre sembra maggiore nei bambini più piccoli, con il calo di ricoveri che raggiunge il massimo nella fascia 0-4 anni, e in quella 5-9 anni. “Un particolare importante – sottolinea Nina Rogers, ricercatrice della Medical Research Council Epidemiology Unit dell’Università di Cambridge – perché i bambini tra i cinque e i nove anni sono quelli che hanno più probabilità di essere ricoverati per l’estrazione di un dente in condizione di anestesia generale”. 

Il calo dell’incidenza delle carie è risultato uniforme a prescindere dalle condizioni socioeconomiche delle famiglie, un particolare importante perché dimostra che l’effetto dissuasivo della tassa non colpisce solamente i meno abbienti. Non sono emerse invece differenze significative in seguito all’introduzione della sugar tax per i minori di età superiore ai 10 anni. 

La ricerca non può chiaramente stabilire un nesso causale tra la tassazione delle bevande zuccherate e l’incidenza delle carie. E nello stesso periodo, il paese ha messo in campo diverse iniziative volte a ridurre i consumi di zuccheri aggiunti, come campagne di comunicazione e una nuovo sistema di etichettatura dei cibi che potrebbero, almeno in parte, aver contribuito alla riduzione delle carie nei più piccoli. Secondo i suoi autori, comunque, la ricerca fornisce la prova di un possibile effetto benefico per la salute dei bambini derivante dall’introduzione della sugar tax, che va al di là dell’obbiettivo iniziale della manovra, pensata principalmente per affrontare il problema dell’obesità. 

E l'Italia? La sugar tax può attendere

In Italia ha una legge pensata con la finalità di limitare il consumo di bibite zuccherate attraverso la penalizzazione fiscale esiste dal 2020, ovvero da quando il governo Conte II ha introdotto con legge di bilancio plastic e sugar tax. Tuttavia l'entrata in vigore di entrambe le misure è stata posticipata anno dopo anno fino all'ulteriore (sesto) rinvio, tanto che si era ventilato di inserire la loro abolizione nella manovra 2024.

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