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Domenica, 3 Luglio 2022
L'allerta

Vaiolo delle scimmie in Italia, quanto è pericoloso? Quello che si sa al momento

Si tratta di un virus già noto, ma preoccupa la rapidità di trasmissione e l'assenza di collegamenti noti con l'Africa. Chi è a rischio, cosa fare e cosa possiamo aspettarci

Non è un virus nuovo, lo conosciamo già, ma il boom di casi segnalati in poco tempo e in zone lontane l'una dall'altra non può essere sottovalutato. La nuova paura si chiama vaiolo delle scimmie o Monkeypox. L'Oms è in campo e gli appelli alla prudenza ribalzano da una parte all'altra del mondo. Tutto quello che sappiamo finora.

Ieri, 19 maggio, è stato isolato il primo caso di vaiolo delle scimmie in Italia. Il paziente è un ragazzo tornato dalle Canarie  E' seguito dai medici dello Spallanzani di Roma e le sue condizioni non sembrano preoccupare. Altre due persone sono sotto osservazione perché potrebbero avere lo stesso virus. L'allerta però era già stata innalzata all'inizio di maggio quando il Regno Unito ha segnalato i primi casi. Dopo quelle segnalazioni, altre sono arrivare rapidamente. Usa, Spagna, Portogallo, poi Svezia e Italia appunto. Sempre ieri anche la Francia ha detto di avere isolato il virus.

Il primo contagio nel Regno Unito sarebbe stato "importato" dopo un viaggio all'estero in un'area endemica, gli altri sarebbero autoctoni. Sempre nel Regno Unito, secondo le autorità sanitarie britanniche, le trasmissioni sono concentrate, senza un legame causale individuato, nella comunità gay. 

Cosa è il vaiolo delle scimmie 

Il vaiolo delle scimmie è un'infezione virale solitamente associata ai viaggi in Africa occidentale. La trasmissione all'uomo può avvenire attraverso il contatto con un animale o un essere umano infetto o con materiale corporeo umano contenente il virus. La trasmissione tra gli esseri umani avviene principalmente attraverso grandi goccioline respiratorie. E' necessario un contatto faccia a faccia prolungato. Il virus può anche entrare nel corpo attraverso fluidi corporei, materiale della lesione o contatto indiretto con materiale della lesione.

"Questa è la prima volta che vengono segnalate catene di trasmissione in Europa senza collegamenti epidemiologici noti con l'Africa occidentale e centrale", dicono dall'Ecdc (Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie). Elemento, questo, che impensierisce gli esperti. 

Come riconoscere il vaiolo delle scimmie

Il periodo di incubazione del vaiolo delle scimmie è in genere da 6 a 16 giorni, ma può arrivare fino a 21. I sintomi sono: febbre, mal di testa, dolori muscolari, mal di schiena, linfonodi ingrossati, brividi ed esaurimento. In genere si sviluppa un'eruzione cutanea. Questo spesso inizia sul viso e poi si diffonde ad altre parti del corpo, compresi i genitali.  L'eruzione cutanea attraversa diverse fasi e può assomigliare alla varicella o alla sifilide, prima di formare finalmente una crosta, che in seguito cade. La differenza nell'aspetto da varicella o sifilide è l'evoluzione uniforme delle lesioni. Quando la crosta cade una persona non è più infettiva.

Quanto è pericoloso il vaiolo delle scimmie

Esistono due famiglie di virus del vaiolo delle scimmie: quella dell'Africa occidentale e quella del bacino del Congo (Africa centrale). La malattia è solitamente autolimitante. È stato documentato che il tasso di mortalità per la famiglia dell'Africa occidentale è di circa l'1%, mentre per quella del bacino del Congo può arrivare fino al 10%. Anche i bambini sono a rischio e il vaiolo delle scimmie durante la gravidanza può portare a complicazioni, vaiolo delle scimmie congenito o mortalità alla nascita. I casi più lievi di vaiolo delle scimmie possono passare inosservati e rappresentare un rischio di trasmissione da persona a persona.

Chi è a rischio

L'Ecdc spiega che "Chi interagisce con più partner sessuali o che fa sesso occasionale dovrebbe essere particolarmente vigile. I casi sospetti devono essere isolati, testati e notificati tempestivamente. Per i casi positivi dovrebbe essere avviato il tracciamento dei contatti a ritroso e in avanti". 

Avere parlato di comportamenti a rischio ha anche acceso una polemica "sociale". "In merito alla epidemia di vaiolo chiediamo chiarimenti al ministero della Salute e che siano vietate affermazioni come quella del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc), che afferma che le persone gay sono a rischio, per tale epidemia. Le persone a rischio sono coloro che hanno rapporti sessuali occasionali - dice Fabrizio Marrazzo, portavoce Partito Gay per i diritti LGBT+, Solidale, Ambientalista e Liberale - ricordiamo che i gay possono avere relazioni monogame o avere rapporti occasionali al pari delle persone eterosessuali. Pertanto chiediamo al ministero di intervenire per evitare che nuovamente come negli anni '80 si crei uno stigma contro le persone gay" .

Ipotesi vaccino

Gli esperti spiegano che il virus di cui parlaiamo oggi è ben diverso dal vaiolo "originale", eradicato nel lontano 1980 e che aveva un tasso di mortalità del 30%. "Ma non è una passeggiata - spiega il virologo dell'Università di Milano, Fabrizio Pregliasco - perché alcuni ceppi del vaiolo delle scimmie, che in realtà ha creato dei serbatoi nei ratti, possono arrivare a provocare un decesso ogni dieci casi, soprattutto dove non ci sono adeguati livelli di assistenza sanitaria". Il vaccino contro il vaiolo "storico" sembrerebbe proteggere all'80% dal contagio, ma come ricorda il direttore delle Malattie infettive al San Martino di Genova, Matteo Bassetti, questo vaccino non si fa più dal 1971 e quindi una parte importante della popolazione potrebbe essere scoperta: "Ora è un problema europeo, e globale, dobbiamo fare bene il tracciamento e far sì che si fermi il focolaio".

La Spagna per contenere il focolaio starebbe finalizzando l'acquisto di migliaia di dosi di vaccino contro il vaiolo "tradizionale". A differenza di quanto accaduto col Covid tuttavia non ci sarà nessuna campagna vaccinale di massa: il vaccino dovrebbe essere somministrato solo ai contatti dei casi confermati. L'idea è quella di vaccinare solo coloro che hanno maggiori probabilità di essere infettati. 

I controlli in Italia

L'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) sta monitorando la situazione che è in "rapida evoluzione", e in Italia il ministero della Salute ha avviato un sistema di sorveglianza dei casi e allertato le Regioni. "Teniamo alto il livello di attenzione grazie alla nostra rete di sorveglianza europea e nazionale -  rassicura il ministro della Salute, Roberto Speranza -  Qui a Berlino al G7 ne ho parlato informalmente con la commissaria Stella Kyriakides e gli altri ministri e "verranno coinvolti Ecdc e Hera".

Il direttore generale della Prevenzione del ministero della Salute, Gianni Rezza, spiega che "l virus si trasmette per contatto diretto o molto stretto e per questo "i focolai tendono generalmente ad autolimitarsi".

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