Venerdì, 7 Maggio 2021
Quanto si è protetti dalla reinfezione

Nei pazienti guariti da Covid anticorpi attivi 11 mesi dopo l'infezione

Il dato emerge da una ricerca realizzata allo Spallanzani di Roma: i livelli più elevati sono stati raggiunti dai soggetti che manifestavano i sintomi più severi

Foto di repertorio

Gli anticorpi neutralizzanti contro il Sars-CoV-2 nei pazienti guariti sono ancora attivi a 11 mesi dall'infezione. Il dato emerge da una ricerca realizzata dal laboratorio di virologia dell'Istituto nazionale malattie infettive Spallanzani di Roma, diretto da Maria Rosaria Capobianchi, appena pubblicato sulla rivista 'Viruses'. Gli anticorpi "sono ancora presenti a livelli consistenti", aggiunge la ricerca.

I ricercatori del Laboratorio di Virologia hanno analizzato, tra febbraio 2020 e gennaio 2021, 763 campioni di siero da 662 pazienti Covid-19, prelevati durante il ricovero allo Spallanzani o dopo il superamento dell'infezione, nel corso dei controlli di follow-up o degli screening per potenziali donazioni di plasma immune.

Quanto durano degli anticorpi dei guariti: lo studio dello Spallanzani

Dalla ricerca è emerso "anzitutto che i livelli (o titoli) di anticorpi neutralizzanti sono più elevati nelle persone di età superiore ai 60 anni, e tanto più elevati quanto più severi sono stati i sintomi respiratori manifestati dai pazienti". I livelli più elevati sono stati raggiunti dai pazienti che manifestavano la cosiddetta Ards (Acute Respiratory Distress Syndrome) "con una P/F ratio (il rapporto tra la pressione dell'ossigeno nel sangue arterioso e la percentuale di ossigeno inspirata dal paziente) inferiore a 200 mmHg" osserva lo studio. L'aspetto più significativo della ricerca è stata tuttavia la conferma che la maggior parte dei pazienti seguiti per almeno sei mesi e per un massimo di undici mesi "ha mantenuto un livello consistente di anticorpi neutralizzanti" precisa la ricerca. "Nel 60% circa dei casi seguiti gli anticorpi neutralizzanti hanno raggiunto il picco tra uno e due mesi dopo l'infezione, hanno subito un lieve calo tra i due e i tre mesi, e successivamente sono rimasti stabili sino a undici mesi dopo l'infezione. Nel 24% dei casi gli anticorpi hanno manifestato un trend di discesa continua, senza tuttavia arrivare mai al livello di non essere rilevabili. Nel 15% circa dei casi, infine, gli anticorpi neutralizzanti hanno evidenziato un trend opposto, di incremento nel corso del periodo osservato".

I dati che emergono dalla ricerca hanno importanti conseguenze pratiche. I ricercatori dello Spallanzani hanno infatti sviluppato un algoritmo per lo screening dei donatori di plasma convalescente, che ha permesso di ridurre il numero di campioni sottoposti a test di neutralizzazione, e quindi il carico di lavoro del laboratorio, senza una perdita significativa di donazioni idonee. Ma i dati che emergono dalla ricerca sono importanti "soprattutto dal punto di vista epidemiologico, perché forniscono supporto all'ipotesi che la durata della protezione conferita dall'infezione naturale e dai vaccini possa andare oltre gli otto-dieci mesi sino ad oggi ipotizzati dalla letteratura sull'argomento", avvertono gli scienziati.

Solo ieri sono usciti i risultati di un nuovo studio pubblicato sulla rivista scientifica inglese Lancet sul tema delle reinfezioni da Covid. Il contagio è associato a un rischio di contrarre di nuovo la malattia inferiore dell'84%, con effetto protettivo medio di 7 mesi dopo l'infezione primaria: questo periodo di tempo è l'effetto minimo probabile. Ma secondo lo Spallanzani la protezione potrebbe durare anche più di 11 mesi. 

Il vero rischio di reinfezione per chi ha già avuto il Covid

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