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Lunedì, 27 Maggio 2024
L'intervista

Il programma Artemis: questa volta sulla Luna andiamo per restarci

Mario Musmeci, ingegnere Asi che coordina le attività con la Nasa per il programma Artemis, ci racconta come torneremo sulla Luna nei prossimi anni, e quali sono gli ambiziosi obbiettivi a lungo termine del progetto che sta per entrare nel vivo con il lancio della missione Artemis 1

Il primo tentativo è andato a vuoto, ma è questione di giorni: presto la missione Artemis 1 decollerà dal Kennedy Space Center alla volta della Luna. Un primo passo fondamentale di un programma spaziale che punta a riportare l'uomo sulla superficie del satellite, a 40 anni dalla nostra ultima visita. Con l'idea, questa volta, di stabilire una presenza duratura, e di preparare la strada per missioni spaziali ancora più rivoluzionarie. Abbiamo chiesto a Mario Musmeci, ingegnere dell'Asi (Agenzia Spaziale Italiana) che si occupa di coordinare le attività con la Nasa per il programma Artemis, di raccontarci qualche dettaglio in più sulla missione, e cosa ci aspetta nei prossimi anni. 

La missione che sta per partire segna l'inizio del programma Artemis. L'obbiettivo nei prossimi anni è quello di riportare l'uomo sulla Luna, ma i piani a lungo termine della Nasa sono ancora più ambiziosi. Ce li può raccontare?

“Artemis è un programma spaziale a tutti gli effetti, di cui la Nasa è capofila ma a cui questa volta partecipano anche anziende private e partner internazionali, come l'Esa e l'Asi. La missione che sta per partire si chiama Artemis 1, proprio perché esistono varie missioni già in programma, che culmineranno con Artemis 3 che prevede l'allunaggio di astronavi sulla Luna nel 2025. Per prepararci a questo evento oggi è previsto un lancio senza astronauti: si va in orbita intorno alla Luna per testare il nuovo lanciatore della Nasa, lo Space Launch System, e la capsula Orion. Nel 2024 si farà Artemis 2, che prevede invece astronauti a bordo, e consisterà in un flyby in cui gli astronauti si limiteranno, tra virgolette, ad andare attorno alla Luna e rientrare, senza tentare un atterraggio. Si tratta quindi di passi successivi per arrivare al target finale, cioè tornare finalmente con degli astronauti sulla superficie lunare. E anche se si tratta di un obbiettivo simbolico importante, c'è molto di più che bolle in pentola, perché il progetto a lungo termine è quello di stabilire una presenza umana duratura sulla superficie della Luna. Si tratta di una roadmap complicata e già ben definita, con progetti già pianificati fino al 2031 in modo dettagliato, con la definizione del tipo di lanciatore, lo scopo della missione, ecc... Ovviamente oggi molte di queste date e milestone non sono scritte sulla pietra, ma dipendono dai risultati ottenuti precedentemente. È un programma che si basa su un un progressivo miglioramento delle tecnologie: abbiamo ad esempio delle tecnologie che vengono sperimentate oggi e che nel 2030 saranno pronte per essere utilizzate dagli astronauti.”

Di quali tecnologie stiamo parlando?

“Oggi stiamo sperimentando il lanciatore e la capsula Orion, che sono i due elementi più scenografici e probabilmente anche più costosi del programma. Ma ovviamente c'è molto di più: abbiamo bisogno di preparare intorno alla luna e sulla superficie lunare un habitat e una serie di servizi che permetteranno di andare sulla Luna in modo sicuro, che garantiscano agli astronauti canali di comunicazione permanenti, e la possibilità di ripararsi in caso di emergenza. Insomma, oggi andare sulla Luna deve essere molto più sicuro di 70 anni fa, non è più un'attività pionieristica. E molte di queste tecnologie le stiamo già preparando. Siamo ad esempio in fase ultimativa nello sviluppo di un lander della Nasa che imbarcherà un ricevitore satellitare Gps a Galileo, che serve proprio a sperimentare quanto le capacità di navigazione e di sincronizzazione del tempo, che oggi sulla Terra facciamo ormai con i nostri cellulari, si possono fare anche sulla Luna, utilizzando segnali che viaggiano per una distanza di 400mila chilometri. Con questo primo test vogliamo capire come questi segnali possono essere ricevuti sulla superficie lunare, ma lo scopo ovviamente è quello di arrivare a mettere dei satelliti intorno alla Luna per replicare la costellazione di satelliti che garantiscono la navigazione satellitare sulla Terra, con le dovute differenze dimensionali, e far si che gli astronauti del futuro quando scenderanno dalla Lunar Gateway, la stazione spaziale che verrà costruita in orbita lunare, per atterrare sulla superficie della Luna, possano navigare in sicurezza, con grande accuratezza, e sincronizzare le loro attività.”

Parlando del Lunar Gateway, è forse uno degli elementi più avveniristici del programma: una nuova stazione spaziale in orbita attorno alla Luna, a centinaia di migliaia di chilometri dal nostro pianeta. La roadmap della Nasa prevede il lancio dei primi moduli già nel 2024, ma sappiamo che in passato il progetto ha già subito dei ritardi. Pensa che avremo davvero una stazione funzionante in orbita entro la fine di questo decennio?

“Penso proprio di sì, e il nostro Paese giocherà un ruolo importante nella sua realizzazione. Come Asi stiamo già facendo uno studio con la Nasa per sviluppare un modulo abitativo, che verrà prodotto dalla Thales Alenia Space di Torino, la stessa che produce i moduli pressurizzati per la Stazione Spaziale Internazionale. In effetti, diciamo che è un dejavu: la nostra capacità nazionale è talmente riconosciuta dalla Nasa che l'agenzia americana intende riutilizzarla anche per gli habitat che ospiteranno gli astronauti sulla superficie della Luna. Queste sono attività importantissime, di cui forse non leggiamo spesso sulle pagine dei giornali, ma che sono già in corso. Posso assicurarvi che i moduli si stanno già disegnando. Anzi, al momento il problema è capire che tipologia di moduli serviranno, perché abbiamo la massima flessibilità. I moduli saranno fatti come i mattoncini lego: puoi avere un modulo base o un modulo più grande, e differenti caratteristiche a seconda dell'utilizzo che se ne intende fare, se il modulo è cioè una casa per gli astronauti, un luogo in cui dormire, oppure un rifugio per ripararsi in caso di emergenza, un deposito attrezzi...”

Cosa andranno a fare sulla Luna i nostri astronauti, quando la stazione spaziale e l'habitat lunare saranno finalmente pronti?

“Una parte importante del lavoro che svolgeranno sarà orientata a consolidare le tecnologie che serviranno per raggiungere un obbiettivo ancora più ambizioso: andare su Marte. In questo senso si tratterà quindi di un laboratorio dove sperimentare sul campo le tecnologie con cui fare poi il salto successivo. Non è tutto, però, perché è previsto anche un importante lavoro scientifico in una miriade di campi, che vanno dall'astronomia alla biologia. E anche sperimentazioni in loco, che puntano ad espandere la presenza umana sulla Luna. Si cercherà ad esempio l'acqua, che potrebbe essere disponibile vicino ai poli lunari, congelata all'interno di crateri che rimangono perennemente al buio. E si tenterà di estrarre i materiali presenti sulla superficie lunare, come la regolite, e di utilizzarli per costruire, con stampanti 3D, le future case sulla Luna.”

Abbiamo sentito da poco che l'Esa ha selezionato la classe di astronauti che potrebbero partecipare in futuro alla missione Artemis, ed è quella di Parmitano e Samantha Cristoforetti. Se venissero scelti sappiamo che non parteciperanno al primo allunaggio di Artemis 3, perché sarà riservato ad astronauti americani. Ma quando potrebbe arrivare la loro occasione?

“Dopo il primo storico sbarco si continuerà a tornare periodicamente sulla superficie della Luna. E la Gateway sarà senz'altro un'occasione ulteriore, perché non è detto che un astronauta italiano debba per forza allunare e mettere piede sulla Luna. È chiaro comunque che il biglietto per la Luna costa tanto, ma l'Italia rispetto alle altre nazioni che cooperano con la Nasa ha un po' un rapporto privilegiato. Noi abbiamo accordi diretti, non soltanto attraverso l'Agenzia Spaziale Europea, e questo ci permette anche di giocarci anche delle carte migliori quando si tratta di scegliere un contributo tecnologico o magari la presenza degli astronauti. Non dimentichiamoci poi che in missioni così complesse non esistono solo gli astronauti: ci sono gli ingegneri che lavorano nelle stazioni a Terra, quelli che sviluppano le tecnologie, gli scienziati. Il contributo italiano quindi non arriva solamente dagli astronauti.”

È vero, certo, però ammetterà che sarebbe bello vedere atterrare il primo italiano sulla Luna...

“Sì, certo. Le occasioni comunque non mancheranno. Già nel 2024 faremo atterrare un robottino sulla Luna, e ci sarà un ricevitore tutto italiano che farà un esperimento per la prima volta. Non sarà un astronauta, ma è comunque è il primo pezzo di ferro italiano sulla Luna, con un software sviluppato da una ditta italiana. Una prima bandierina tricolore sulla Luna, insomma.”

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