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Sabato, 2 Marzo 2024
Sviluppo del linguaggio

Bambini che parlano "prima degli altri": il sesso non c'entra

I bambini che parlano prima sono semplicemente quelli che sentono pronunciare più parole dagli adulti

Le prime parole arrivano intorno al primo anno di vita. Poi il vocabolario si allarga, compaiono frasi sempre più lunghe, piccoli monologhi, e tra il secondo e il terzo anno di vita la maggior parte dei bambini inizia parlare. Quanto si impiega a raggiungere il traguardo è però molto soggettivo: qualcuno ci mette pochissimo, altri un’eternità, lasciando per lunghi mesi i genitori a tormentarsi con l’idea che qualcosa non stia andando come dovrebbe. Chiaramente, lo sviluppo del linguaggio dipende da tanti fattori, alcuni genetici, altri ambientali. Ma stando a uno studio uscito nelle scorse settimane sui Proceedings of the National Academy of Sciences è principalmente una la variabile che permette di prevedere quanto presto inizierà a parlare un bambino: quanto spesso sente parlare gli adulti attorno a sé. 

La ricerca è frutto del lavoro di  Elika Bergelson, una professoressa di psicologia di Harvard specializzata nello studio dello sviluppo del linguaggio durante la crescita. E nasce per sfatare alcuni dei miti che circolano tra gli esperti su questo tema, in particolare che il sesso, lo status socioeconomico della famiglia o l’esposizione a un ambiente multilingue influenzino la velocità con cui i bambini iniziano a parlare. 

Per indagare a fondo la questione, la psicologa americana ha fatto ricorso alle potenzialità dell’intelligenza artificiale, che le hanno permesso di studiare i primi passi nel mondo del linguaggio di oltre mille bambini residenti in 12 diverse nazioni, ed esposti ad oltre 43 lingue differenti. 

Grazie a dei dispositivi di registrazione indossabili, i ricercatori hanno potuto monitorare in tempo reale i progressi dei bambini e, al contempo, l’ambiente linguistico che li circondava, accumulando al termine dello studio oltre 40mila ore di registrazioni audio. Troppe per essere analizzate manualmente, ma nulla di particolarmente impegnativo per un’intelligenza artificiale. Dopo aver fornito all’algoritmo le registrazioni, informazioni sui bambini e sulle loro famiglie, i ricercatori hanno quindi potuto testare diverse ipotesi sui fattori che influenzano la velocità con cui migliorano le capacità linguistiche nei primi anni di vita. 

Per le tre ipotesi che abbiamo citato in precedenza (sesso, condizioni socioeconomiche e multilinguismo) non è emerso nessun collegamento significativo con il numero di parole conosciute e pronunciate quotidianamente dai bambini. L’età dei piccoli è risultata invece un elemento chiave, con una media di 66 parole in più all’ora per ogni anno di vita. Così come la quantità di parola pronunciate dagli adulti in loro presenza: per ogni 100 parole sentite dai bambini ogni ora, questi ne producono in media 27 in più. E per ogni anno di vita del bambini, questo effetto aumenta in media di 16 parole in più pronunciate ogni ora. 

“Si è discusso molto nella letteratura scientifica degli ultimi anni sull’influenza che può avere lo status socioeconomico della famiglia sugli input e gli output linguistici”, spiega Bergelson. “Abbiamo sondato la questione da molti, moltissimi punti di vista, e nelle decine di migliaia di ore di registrazioni che abbiamo studiato non abbiamo trovato alcuna prova che le mamme con un livello di istruzione più elevato abbiano bambini che parlano di più”. Per massimizzare le chance che un bambino inizi a parlare il prima possibile, quindi, non resta che impegnarsi a leggergli favole e parlare il più possibile con lui. Il resto, lo farà il tempo. 

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