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Lunedì, 26 Febbraio 2024
Un'immagine che fa la storia

Ecco che aspetto ha il buco nero al centro della Via Lattea

L’Event Horizon Telescope ha appena rivelato un’incredibile immagine di Sagittarius A, il buco nero super massiccio posto al centro della nostra galassia. Un’impresa che ha richiesto cinque anni di lavoro, 300 ricercatori, e un telescopio virtuale grande come la Terra

Sapevamo che è lì, perché i movimenti delle stelle verso il centro della nostra galassia suggerivano la presenza di un immenso corpo invisibile ed estremamente massiccio. Fino ad oggi, però, non era mai stato possibile osservarlo direttamente. E anche in astrofica, in qualche modo, vale il detto: “vedere per credere”. Ora comunque i dubbi sono stati fugati definitivamente: dopo settimane di attesa, l’Event Horizon Telescope ha infatti rivelato la prima, incredibile, immagine di Sagittarius A, il buco nero situato al centro della Via Lattea. Un’impresa scientifica senza precedenti, che ha richiesto cinque anni di lavoro, un team di 300 scienziati, e otto radio-telescopi sparsi sull’intera superficie del nostro pianeta.

Quello che mostra l’immagine, ovviamente, non è il buco nero in sé, per sua natura invisibile, visto che assorbe completamente ogni cosa, luce compresa, che si trovi a passare nelle sue vicinanze. Quella fotografata dalla collaborazione Event Horizon Telescope è quindi la luce prodotta dal gas che brilla attorno a Sagittarius A, il cosiddetto disco di accrescimento formato da plasma che orbita al limite dell’orizzonte degli eventi, il margine oltre il quale la gravità di un buco nero diventa così potente da risucchiare ogni cosa al suo interno. Una regione di spazio definita ombra di un buco nero, visibile come un cerchio scuro al centro dell’immagine.

Sagittarius A si trova a circa 27 mila anni-luce dalla Terra, e per questo appare nel cielo con le stesse dimensioni che avrebbe una ciambella posta sulla Luna. Per realizzarne l’immagine, l’Event Horizon Telescope ha dovuto mettere insieme otto osservatori radio-astronomici in tutto il mondo, creando un unico telescopio virtuale grande come la Terra. Un’impresa scientifica che ha richiesto 25 anni per essere portata a termine. Per diverse notti, nell’aprile del 2017, ogni telescopio ha ripreso la stessa porzione del cielo. Le immagini sono quindi state sincronizzate utilizzando degli orologi atomici, e inviate ai centri di calcolo, dove dei potentissimi supercomputer le hanno unite, producendo l’immagine che possiamo ammirare oggi.

Cruciale per raggiungere questo risultato è stato il contributo di ALMA, l’Atacama Large Millimeter/submillimeter Array, il più potente radiotelescopio esistente, che dal deserto di Atacama, in Cile, scruta il cosmo in banda radio a lunghezze d’onda millimetriche e submillimetriche. L’Italia partecipa ad ALMA attraverso l’ESO, lo European Southern Observatory, e ospita il nodo italiano del Centro regionale europeo ALMA presso la sede dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF) di Bologna.

Nonostante l’importanza della nuova scoperta, non è la prima volta che la comunità scientifica ha l’occasione di osservare l’immagine di un buco nero. Nel 2019 l’Event Horizon Telescope aveva infatti rivelato quella del buco nero situato al centro della galassia M87, molto più grande di Saggiuttarius A, e anche più semplice da osservare. Essendo molto più grande, infatti, il gas, che si muove alla stessa velocità (prossima a quella della luce) attorno a entrambi i buchi neri, impiega giorni o addirittura settimane per orbitare intorno ad esso: era dunque un target più stabile e quasi tutte le immagini avevano lo stesso aspetto. Tra noi e Saggittarius A è presente inoltre una spessa coltre di polveri che rendevano complessa la raccolta di immagini. Con un paio di anni di lavoro in più, comunque, anche il buco nero al centro della Via Lattea ha finalmente rivelato il suo aspetto.

“Le osservazioni forniscono ulteriore supporto al fatto che lo spaziotempo nell’intorno dei buchi neri è descritto da soluzioni della relatività generale, indipendentemente dalla loro massa”, ha commentato Mariafelicia De Laurentis, professoressa di astrofisica presso l’Università Federico II di Napoli e ricercatrice all’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN), Deputy Project Scientist, membro del Consiglio Scientifico e coordinatrice del gruppo di Gravitational Physics di EHT, che ha guidato il paper sui test della gravità. “Gli studi sul centro galattico hanno consentito negli anni di eseguire molti test di verifica della relatività generale, ma il risultato presentato oggi è senza precedenti perché permette molte misure originali sulla gravità e di fare nuova scienza sui buchi neri supermassicci e sul loro ruolo nell’evoluzione dell’Universo: abbiamo aperto le porte di un nuovo straordinario laboratorio”.


 

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