Martedì, 26 Ottobre 2021
Scienze

Il primo stato al mondo in cui sarà venduta la carne “allevata” in laboratorio

I bocconcini di pollo “sintetici” ottenuti da cellule animali della start up statunitense Eat Just hanno ricevuto l’autorizzazione da Singapore. Una novità che secondo Coldiretti non convince gli italiani

All’apparenza sembrano in tutto e per tutti i classici bocconcini di pollo che siamo abituati a mangiare o a vedere nei ristoranti. Ma quelli prodotti dalla start up statunitense Eat Just sono stati creati in laboratorio e saranno presto venduti in un ristorante di Singapore, il primo stato ad aver approvato la vendita della carne sintetica. In commercio ci sono già da tempo prodotti a base di “carne vegetale”, ma i bocconcini di Eat Just vanno in un altra direzione, essendo creata a partire da cellule animali. Un gruppo di esperti della Singapore Food Agency (SFA), l’agenzia locale per la regolamentazione alimentare, ha esaminato i dati sul controllo della produzione e sui test di sicurezza della carne di pollo creata da Eat Just e ha dato il proprio via libera, definendola “sicura per il consumo nei livelli di utilizzo previsti”. La SFA ha poi affermato di aver messo in atto un quadro normativo per i “nuovi alimenti” per garantire che la carne coltivata e e altri prodotti proteici alternativi soddisfino gli standard di sicurezza prima di essere venduti nella città- stato, ricorda la Bbc. Dal canto suo Eat Just (che già commercializza uova a base vegetale e maionese vegana) non nasconde la soddisfazione. L’approvazione ricevuta da Singapore rappresenta “una delle pietre miliari più significative nell’industria alimentare”, secondo il cofondatore e ceo di Eat Just, Josh Tetrick. “La mia speranza è che questo porti a un modo nel giro di pochi anni in cui la maggior parte della carne non richieda l’uccisione di un singolo animale o l’abbattimento di un solo albero”. 

Come viene creata la carne di laboratorio

Le cellule utilizzate da Eat Just vengono coltivate in un bioreattore da 1.200 litri e combinate con ingredienti di origine vegetale. Provengono da una banca cellulare e per prelevarle non è necessario macellare i polli perché possono essere ricavate tramite biopsia da animali vivi. I nutrimenti necessari provengono poi dalle piante. La base del mezzo di coltura include del siero fetale bovino, estratto da sangue fetale, che viene poi in gran parte rimosso prima del consumo. Il processo di approvazione da parte dell’autorità di Singapore è iniziato due anni fa: dalla prossima linea di produzione, fa sapere Eat Just, sarà utilizzato un siero a base vegetale. Al momento l’azienda ha fatto sapere di aver realizzato oltre 20 dicli di produzione e che non sono stati utilizzati antibiotici nel processo.

I bocconcini di pollo approvati dalla SFA saranno per il momento venduti in un ristorante di Singapore. La disponibilità al momento è infatti limitata. “Se vogliamo servire tutta Singapore e portare il prodotto anche in altre parti del mondo, dobbiamo passare a bioreattori da 10mila litri o più di 50mila litri”, ha detto Tetrick al Guardian. Produrre la carte coltivata in laboratorio è al momento molto più costoso rispetto alla produzione di prodotti a base vegetale. Il costo iniziale di ciascun bocconcino di Eat Just era stato fissato a 50 dollari, poi è diminuito, ma rimane comunque decisamente sostenuto. 

Le sfide dei nuovi cibi prodotti in laboratorio

Non c’è ovviamente soltanto Eat Just. Sono dozzine infatti le aziende che stanno sviluppando carne creata in laboratorio (pollo, manzo e maiale). Tra le aziende più importanti ci sono Memphis Meats (sostenuta da Bill Gates), Future Meat Technologies, con sede in Israele, Mosa Meath, Aleph Farms. 

L’approvazione ricevuta a Singapore da Eat Just potrebbe a velocizzare l’ingresso nel mercato di questo tipo di prodotti anche in altre nazioni, ma ci vorrà del tempo e non sarà comunque facile. Bruce Friederich, del Good Food Institute (un’associazione senza scopro di lucro fondata negli Stati Uniti), ha detto al Guardian che per il momento ritiene improbabile che la carne coltivata diventi un prodotto “meanstream” nel giro di pochi anni, almeno fin quando non avrà raggiunto il costo della carne “convenzionale”. 

L’obiettivo dichiarato di queste aziende è ridurre l’impatto che la produzione industriale di bestiame ha sul clima, come pure rendere disponibile un tipo di carne più “pulita”.  L’allevamento tradizionale è responsabile di gran parte delle emissioni di gas serra in tutto il mondo - uno dei fattori chiave del surriscaldamento climatico. In articolo pubblicato sul sito del Word Economic Forum nel 2019 si ricordava come negli ultimi 50 anni il numero delle persone sul pianeta fosse raddoppiato a fronte di un consumo di carne triplicato: attualmente ogni giorno vengono macellati circa 130 milioni di polli e 4 milioni di maiali. Tuttavia l’allevamento di bestiame è attualmente essenziale per il sostentamento di circa un miliardo di persone a basso reddito a livello globale, ha ricordato al Guardian Hsin Huang, segretario generale dell’International Meat Secretariat, l’organismo che rappresenta le maggiori realtà industriali del settore della carne nel mondo.

Coldiretti: “Gli italiani bocciano la carne sintetica”

Secondo un’indagine Coldiretti/Ixé divulgata in occasione della notizia all’approvazione della Singapore Food Agency, tre italiani su quattro (75%) bocciano l’arrivo sul mercato di carne sintetica ottenuta in laboratorio. Gli italiani - sottolinea la Coldiretti - sono "preoccupati per le ripercussioni dell'applicazione di queste nuove tecnologie ai prodotti alimentari per le quali alle forti perplessità di natura salutistica si aggiungono quelle di carattere etico".

"L’annuncio è la dimostrazione che dietro i ripetuti e infondati allarmismi sul consumo di carne c'è una precisa strategia delle multinazionali che stanno investendo su prodotti di laboratori altamente renumerativi. La disinformazione ha dunque aggravato - precisa la Coldiretti - la crisi economica dovuta al CoV-19 con la chiusura diffusa di hotel, ristoranti e catering e i limiti agli scambi commerciali. Il risultato - conclude Coldiretti - è che quasi 2 allevamenti su tre (63,6%) hanno avuto un impatto economico negativo dalla pandemia dovuto principalmente alla riduzione dei prezzi provocata dalle speculazioni in atto nel settore colpito pesantemente dalle fake news”. 

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