Giovedì, 24 Giugno 2021
CORONAVIRUS

Coronavirus, la "regola dei 15 minuti" e il fattore tempo: a cosa stare attenti per evitare il contagio

Dai contatti ravvicinati alla trasmissione aerea: come e perché diminuire il tempo di esposizione al virus può essere decisivo per scongiurare il rischio di infettarsi

Foto di repertorio

Più a lungo si rimane in un ambiente chiuso, maggiore è il rischio di contrarre il SARS-COV-2. Quando si parla di situazioni a rischio contagio c’è un aspetto che viene spesso poco considerato, per non dire omesso: è il così detto "fattore tempo". Come sappiamo bene il ministero della Salute ha stabilito due parametri molto rigidi che regolano il funzionamento dell’app Immuni: l’allerta scatta solo se ci si trova  a meno di due metri da un contagiato per almeno 15 minuti. Ma da dove arriva la "regola" dei 15 minuti?

Il commissario all'emegenza Domenico Arcuri, nel presentare l'App aveva affermato che "gli scienziati ci dicono che il tempo minimo certo per essere a rischio contagio in caso di contatto con una persona positiva è di 15 minuti. La distanza considerata a rischio oscilla fra un metro e due metri. Ma è bene considerare il limite massimo". 

Il contatto ravvicinato e la "regola dei 15 minuti"

Uno degli studiosi che ha contribuito a definire i due parametri è stato John Brooks, responsabile per l'emergenza COVID-19 presso i Centers for Disease Control and Prevention (CDC). Come spiega il sito Valigia Blu, lo stesso Brooks ha però spiegato che si tratta solo di una "constatazione empirica" e non una regola scritta nella pietra. Ciò vuol dire che in presenza di un contatto ravvicinato potrebbe bastare un colpo di tosse o uno starnuto per essere infettati anche se il tempo di esposizione è inferiore ai 15 minuti.

Di recente gli stessi Cdc hanno peraltro rivisto nelle loro linee guida la "regola dei 15 minuti" che non vanno intesi come un tempo "consecutivo", ma "cumulativo": l’infezione può dunque avvenire anche con più contatti brevi, ma ravvicinati.  

Esposizione al virus x fattore tempo = infezione

Erin Bromage, immunologo all'Università del Massachusetts Dartmouth, ha riassunto tutto con un’equazione: infezione = esposizione al virus x fattore tempo. "L’esposizione al virus, moltiplicata per il tempo, rappresenta la formula basilare che consente di rintracciare i contatti" spiegava  Bromage  in un articolo sul "Corriere della Sera". "Chiunque si intrattenga a parlare con voi per oltre 10 minuti, faccia a faccia, rischia il contagio. Chiunque condivida con voi un ambiente chiuso (l’ufficio, per esempio) per un periodo prolungato, rischia il contagio”.

Il rischio di contagiarsi è ovviamente strettamente correlato alla quantità di virus "rilasciata" dalla persona infetta:  

"Nella normale respirazione, con 20 particelle virali al minuto diffuse nell’ambiente, anche qualora ogni virus finisse nei vostri polmoni (cosa assai improbabile), vi occorrerebbero 1000 particelle virali diviso 20 al minuto = 50 minuti. L’atto del parlare aumenta di dieci volte l’emissione delle goccioline provenienti dalla respirazione, all’incirca 200 particelle virali al minuto. Di nuovo, ammettendo di aver inalato ogni singolo virus, ci vorrebbero quasi 5 minuti di conversazione faccia a faccia per ricevere la dose infettiva".

Il tempo di esposizione e la trasmissione aerea

E del resto che parlare, gridare o cantare siano comportamenti che possono influire sul rischio di contagiarsi è cosa nota. "El Pais" spiega ad esempio che in un'ora, una persona che grida emette una quantita di aerosol infettivi 50 volte superiore rispetto ad una situazione di silenzio.

Il quotidiano spagnolo ha di recente analizzato tre diversi scenari di trasmissione basandosi su un modello di calcolo sviluppato dal professor José Luis Jiménez dell’Università del Colorado che tra gli altri fattori tiene conto proprio del tempo. Esempio: se in un bar ci sono 15 clienti (di cui uno infetto), in assenza di dispositivi di protezione e ventilazione meccanica, al virus basterebbero 4 ore per infettare tutte le persone presenti. Con le mascherine, una ventilazione adeguata e un tempo di esposizione dimezzato (da 4 a 2 ore), le probabilità di contagio scendono a una sola persona.

coronavirus fattore tempo-2

Il tempo di esposizione è dunque uno dei fattori che influiscono sul contagio, ma è difficile stabilire una regola fissa visto che la variabili in gioco sono molte: dal comportamento della persona infetta (se ad esempio si sta in silenzio si è meno contagiosi) all’areazione del locale, dall'utilizzo dei dispositivi di protezione al distanziamento. 

La regola dei sei secondi e la carica virale

In un articolo pubblicato lo scorso aprile sul New York Times, il professore di chimica e genomica Joshua D. Rabinowitz e la ricercatrice Caroline R. Bartman hanno approfondito un aspetto di cui forse non si è parlato abbastanza, ovvero "l'importanza della quantità virale" a cui si è esposti.

Secondo i due studiosi, quando rispettare le distanze di sicurezza si rivela impossibile è buona norma non superare la soglia dei sei secondi di vicinanza. "Come per qualsiasi altro veleno - spiegano - , i virus sono di solito più pericolosi in quantità maggiori. Piccole esposizioni iniziali tendono a portare a infezioni lievi o asintomatiche, mentre dosi più grandi possono essere letali". Insomma, "non tutte le esposizioni al coronavirus sono uguali".

 "Le persone dovrebbero fare molta attenzione alle esposizioni ad alte cariche virali, che hanno maggiori probabilità di verificarsi durante le interazioni ravvicinate con una persona infetta, come ad esempio durante gli incontri per un caffè, i bar affollati o quando si visita la nonna nella sua stanza o ci si tocca il viso dopo essere stato in contatto con grandi quantità di virus. Le interazioni con le persone infette sono più pericolose al chiuso e a distanza ravvicinata e la dose aumenta con il tempo di esposizione. Per le interazioni rapide, che non rispettano la regola di mantenere 2 metri di distanza, come quando si paga una cassiera al supermercato, dovrebbero essere brevi e si dovrebbe cercare di rimanere sotto i 2 metri per soli sei secondi".       

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