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Venerdì, 20 Maggio 2022
Aerospazio Made in Italy

A cosa serve Cosmo-SkyMed, il nuovo satellite italiano

Il satellite di seconda generazione della costellazione Cosmo-SkyMed è stato lanciato con successo nella notte del primo febbraio. Osserverà il pianeta per il monitoraggio dell’ambiente e del territorio, fornirà dati all'intelligence e contribuirà alla gestione delle emergenze

Ci è voluto un po' più del previsto, ma il secondo satellite della costellazione Cosmo-SkyMed di seconda generazione è partito per lo spazio. Dopo tre rinvii legati al maltempo (e un quarto dovuto all'invasione di campo di una nave da crociera nella no-go zone di Cape Canaveral, ad appena 33 secondi dal lancio), il nuovo fiore all'occhiello dell'industria aerospaziale Made in Italy è finalmente decollato a bordo di un razzo falcon 9 di SpaceX, alle 00.11 italiane del primo febbraio. Ora si unirà agli altri cinque satelliti radar del programma già in orbita, per contribuire al monitoraggio dell’ambiente e del territorio, alla sicurezza internazionale e alla gestione delle emergenze.

Cosmo-SkyMed è infatti la prima costellazione di satelliti italiana a uso duale, ovvero sia civile che militare. È promossa dall'Asi e dal Ministero della Difesa, ed è pensata per fare un po' di tutto: studiare gli effetti dei cambiamenti climatici, monitorare la gestione delle risorse naturali e lo stato delle infrastrutture, misurare lo sfruttamento agricolo e l'allevamento, controllare la gestione dei rifiuti, fornire dati d'intelligence, contribuire alla gestione delle emergenze in caso di terremoti, frane o alluvioni. 

I satelliti della costellazione Cosmo-SkyMed utilizzano una tecnologia di osservazione conosciuta con l'acronimo Sar (Synthetic-aperture radar, o radar ad apertura sintetica): una tecnica basata sull'invio e la rilevazione di microonde, come nel caso dei radar tradizionali, che permette però di ottenere immagini dettagliatissime. Grazie all'accuratezza e all'altissima risoluzione spaziale delle immagini, i satelliti della costellazione Cosmo-SkyMed permettono, ad esempio, di osservare infrastrutture strategiche come dighe, ponti o edifici, e identificare spostamenti millimetrici che segnalano pericoli strutturali, o di studiare un versante montano per determinare se una frana è in procinto di staccarsi. 

A differenza dei satelliti con sensori ottici, i satelliti Sar sono in grado di ottenere immagini anche attraverso le nuvole, di notte, o (limitatamente) in caso di precipitazioni. Una caratteristica che li rende preziosi anche per la sicurezza nazionale. “La costellazione di satelliti Cosmo-SkyMed di seconda generazione costituisce una risorsa di fondamentale importanza per la Difesa, grazie alle capacità di osservazione della Terra in qualsiasi condizione meteorologica”, ha commentato Lorenzo Guerini, ministro della Difesa. “A livello strategico – ha aggiunto il Ministro – consentirà alla Difesa di avere un quadro informativo costantemente aggiornato dei potenziali fattori di rischio e la tempestiva valutazione della situazione operativa, al fine di supportare il processo decisionale per operare le scelte più opportune. 

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