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Mercoledì, 26 Gennaio 2022
SALUTE

Danni da vaccino antinfluenzale? Vediamoci chiaro

Dopo numerose polemiche tra una Senatrice e il mondo scientifico, cerchiamo di fare chiarezza su un argomento spinoso

"Il Ministro Lorenzin risponda sui danni neurologici irreversibili da vaccino anti-influenzale". Così esordiva Elena Fattori, Senatrice Movimento 5 Stelle, riguardo a possibili effetti dannosi dei vaccini contro l'influenza e che ha addirittura presentato un'interrogazione parlamentare. Ma come stanno le cose?

Come descritto nel dettaglio su Corriere.it, tutto viene da una notizia in realtà vecchia, ovvero la pandemia del 2009-2010 (la cosiddetta "suina"), che nulla a che vedere con la situazione attuale. E nel mondo scientifico quella vicenda è assolutamente nota e non si è mai "coperta".

Cosa avvenne nel 2009? Per contrastare l'influenza A (H1N1) che pareva molto pericolosa, tante case farmaceutiche iniziarono a produrre un vaccini in pochissimo tempo, ognuna con un proprio metodo. Novartis, ad esempio, usò lo squalene (adiuvante MF59) per il Focetria che venne usato in Italia, mentre GSK usò la nucleoproteina A per il Pandemrix. Quest'ultimo venne usato in molti paesi europei, ma non in Italia.

Ed è questo e solo questo che scatenò qualche preoccupazione, a seguito di alcuni casi di narcolessia nei bambini dei paesi scandinavi vaccinati col Pandemrix. Se infatti normalmente i casi di narcolessia sono tra i 3.300 e i 5000, nei paesi nordici (soprattutto la Finlandia) vi era un eccesso di più di 1000 casi. La cosa strana è che  su 30 milioni di europei vaccinati con Pandemrix, solo quei paesi mostravano questo dato.

Come spiegare il fenomeno?

Inizialmente, da uno studio del 2014 pubblicato su Science Translational Medicine, si pensò a una reazione autoimmune da vaccino in soggetti predisposti, ma i dati non erano buoni, tanto che lo studiò fu poi ritirato. Secondo uno studio più recente (estate 2015), invece, potrebbe esserci una relazione tra la nucleoproteina A del Pandemrix (che deriva dal virus A - H1N1) e una proteina cerebrale che farebbe scatenare un reazione immunitaria; reazione che potrebbe avvenire ovviamente anche in seguito all'infezione. 

Si sta parlando solo di una possibilità e che potrebbe essere legato a un difetto di purificazione e che riguarderebbe solo il Pandemrix.

In conclusione?

Secondo Emanuela Montomoli, autrice dello studio, "il rischio di sviluppare narcolessia è molto maggiore a seguito di infezione influenzale rispetto a quello conseguente alla vaccinazione", e riguarderebbe comunque solo i soggetti geneticamente suscettibili alla malattia. Questa ipotesi è molto probabile, visto che i casi riguardano una piccola zona geografica e un periodo di tempo molto limitato, nonostante il Pandemrix sia stato diffuso in quasi tutta Europa.

E ancora una volta ribadiamo: nessun allarmismo. Il pericolo in Italia non c'è mai stato, perché mai quel vaccino è stato messo in commercio.

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