Giovedì, 15 Aprile 2021

La ricerca è sempre più donna ma c’è ancora tanto da fare: “Dobbiamo credere in noi stesse e nel nostro potenziale”

Intervista a Raffaella Di Micco, a capo del gruppo di ricerca dell’Istituto Telethon del San Raffaele di Milano, che a 40 anni ha vinto ben due prestigiosi finanziamenti per i suoi studi sull’invecchiamento delle cellule staminali nel sangue

Secondo dati dell’Unesco Institute for Statistics, in tutto il mondo meno del 30 per cento dei ricercatori è di sesso femminile. In Italia, su 136mila ricercatori attivi, le donne sono 47mila e rappresentano circa il 34 per cento. Quest’anno più di un terzo dei Consolidator Grant del Consiglio europeo della ricerca (ERC) è stato assegnato a ricercatrici donne: mai così tante. Il nostro Paese guida la classifica in Europa per numero di finanziamenti ricevuti (47, di cui 23 donne) ma solo 17 lavorano in università e laboratori italiani di cui 4 nell’ambito delle Scienze della Vita. Fra loro c’è la dottoressa Raffaella Di Micco, sostenuta anche da Airc. Di Micco dirige il team di ricerca all’Istituto Telethon dell’ospedale San Raffaele di Milano che si occupa principalmente di indagare i meccanismi di invecchiamento delle cellule staminali del sangue e studia inoltre come questi meccanismi possano influire anche nella risposta di alcuni tumori, come le leucemie mieloide acute, ai farmaci che vengono normalmente utilizzati e se è possibile sviluppare delle terapie innovative per prevenire che il tumore possa ritornare.

Per questi progetti ha ottenuto recentemente due prestigiosi riconoscimenti: un premio dalla New York Stem Cell Fundation e il finanziamento del Consiglio Europeo della Ricerca (Erc). Gli italiani sono i primi in Europa per numero di Grant ottenuti (47, di cui 23 donne) ma solo 17 lavorano in università e laboratori nel nostro Paese, di cui quattro nell’ambito delle Scienze della Vita: fra loro c’è proprio Raffaella Di Micco, sostenuta anche da Airc. “È stata una grande soddisfazione perché hanno rappresentato un segno di fiducia da parte degli Usa e dell’Europa per quello che noi facciamo in laboratorio”, spiega la dottoressa Di Micco. Il suo è un laboratorio di biologia cellulare molecolare ma con quei finanziamenti, spiega, sarà possibile sviluppare ancora di più le ricerche in senso multidisciplinare, mettendo insieme conoscenze e competenze diverse, utili sia a raggiungere gli obiettivi sia ad avere una visibilità internazionali che possa attrarre altre risorse dall’estero per un gruppo di lavoro competitivo, che non ha nulla da invidiare ad altri gruppi in Europa o negli Stati Uniti. “L’Italia ha grande vantaggio - spiega Di Micco - Abbiamo una preparazione accademica di eccellenza e questo è il motivo per cui ci impiegano e ci richiedono anche all’estero. La maggior parte dei nostri atenei riesce a formare veramente dei ricercatori eccellenti. Poi c’è forse la paura che non si riesca a fare il passo successivo e questo è uno dei motivi che spinge molti giovani ad andare all’estero. Ma si parte anche semplicemente per conoscere realtà diverse. Io sono andata via perché avevo voglia di capire come funzionasse la ricerca in realtà che non fossero quella italiana, per ampliare i miei orizzonti, ma anche per fare un’esperienza di vita. Lo consiglio”. 

Dall'Italia agli Stati Uniti, poi di nuovo in Italia per fare ricerca

Classe 1980, nata a Napoli, Raffaella Di Micco ha conseguito un dottorato di ricerca in Medicina Molecolare all’Ifom di Milano, dove ha iniziato a studiare i meccanismi dell’invecchiamento cellulare, poi è volata negli Stati Uniti per un training post dottorato, proseguendo lo studio sulle cellule staminali. Dopo cinque anni è tornata in Italia, mettendo insieme le competenze acquisite, “come i vari pezzi di un puzzle, per creare qualcosa di innovativo nel campo delle staminali del sangue”. “Ero alla ricerca di una posizione che mi permettesse di avere il mio gruppo e alla fine la scelta è caduta sul San Raffaele, un centro di eccellenza con l’opportunità di fare una ricerca innovativa e che non avesse nulla in meno rispetto ad altri centri internazionali. Qui noi facciamo ricerca traslazionale, cioè possiamo un domani vedere tradotte le nostre scoperte al bancone in terapie che possono arrivare al letto del paziente magari nel giro di pochi anni”. Il nostro Paese, ribadisce, “ha sicuramente delle punte di diamante, istituti dove si fa ricerca eccellente". 

Di Micco è laureata a Napoli in biotecnologie mediche. Una scelta e una passione che, ammette, “sicuramente nascono da una curiosità innata di capire come funzionino le cose e la vita in generale, un quel desiderio che si sposa anche con un tratto della mia personalità, ossia la predisposizione a fare qualcosa che possa un domani essere utile non solo a soddisfare una sete di conoscenza ma che possa portare anche frutti concreti per le persone che stanno male e soffrono di patologie”. 

"Le donne hanno un grandissimo potenziale, ma serve più autostima"

La ricerca è sempre più donna, ma le percentuali indicano che c’è ancora molto da fare. “Credo che le donne abbiano un grandissimo potenziale”, dice Di Micco. “Se avessero un po’ più di autostima e self confidence, questa situazione potrebbe essere invertita. Secondo me non è una questione di genere, ma di competenze e le donne possono essere ugualmente valide rispetto agli uomini. Il mondo della ricerca è un modo difficile, perché si fanno delle scommesse quotidianamente e non sempre queste scommesse poi risultano veritiere, non sempre le ipotesi che noi cerchiamo di testare sono valide. Secondo me in generale le donne dovrebbero avere più autostima perché se fosse così riuscirebbero a raggiungere anche piani alti, non da meno rispetto agli uomini”. 

Stanno all’ultimo focus del Miur sulle carriere femminili in ambito accademico, nelle aree STEM (Scienza, Tecnologia, Ingegneria, Matematica), le giovani rappresentano il 41% dei dottori di ricerca, il 43% dei ricercatori accademici e solo il 20% dei professori ordinari, mentre tra i rettori italiani solo il 7% sono donne. Qualche settimana fa si è celebrata la Giornata internazionale delle donne e delle ragazze nella scienza. “Bisogna credere di più in sé stesse, con questa consapevolezza si può fare davvero tutto quello che vogliamo fare - dice Di Micco - Alle ragazze che dovessero sentire nascere in loro la voglia di intraprendere un percorso scientifico verso la ricerca, dico: provateci, lavorare sodo, tenete duro e non sentititevi mai arrivate, perché questo è un altro motore importante. Darsi degli obiettivi e raggiungere questi obiettivi senza però mai sentirsi né scoraggiate né arrivate a destinazione”. 

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