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Domenica, 21 Aprile 2024
Un'eruzione da record

L'eruzione del vulcano di Tonga potrebbe aver aumentato la temperatura della Terra

A gennaio, l'esplosione del vulcano Hunga-Tonga-Hunga-Ha'apai ha scagliato in atmosfera circa 50 miliardi di litri di acqua marina, abbastanza per aumentare del 5% il vapore acque presente nella stratosfera, e probabilmente, almeno per qualche tempo, anche le temperature sulla superficie

Quella del vulcano sottomarino Hunga-Tonga-Hunga-Ha'apai, nelle acque del regno di Tonga, è stata definita la peggiore eruzione degli ultimi 30 anni. E non a caso, visto che l'esplosione del 15 gennaio ha raggiunto una potenza di 61 megatoni (superiore a qualsiasi bomba mai fatta esplodere dall'uomo), provocando un pennacchio di vapore che ha raggiunto un'altezza di 58 chilometri (il più alto mai osservato). Non è tutto: una nuova ricerca pubblicata su Science ha calcolato che questa incredibile iniezione di acqua nell’atmosfera terrestre potrebbero avere effetti mai visti in passato, arrivando ad aumentare la temperatura della Terra per mesi.

È noto che le grandi eruzioni vulcaniche possono avere importanti effetti climatici, perché spingono nella stratosfera grandi quantità di polveri e gas che ne modificano la composizione chimica e riflettono il calore proveniente dal Sole. Normalmente, la conseguenza è però un abbassamento della temperatura terrestre provocato in particolare dall'azione delle ceneri e dell'acido solforico (anche definito inverno vulcanico), che può raggiungere anche qualche grado nei casi più eclatanti, e durare anche per anni.

Come spiegano gli autori dello studio pubblicato su Science, il vapore acqueo solitamente non ha grandi effetti a livello climatico, perché anche nel caso di eruzioni marine non ne sono mai state registrate quantità importanti nella stratosfera. In questo senso, però, Hunga-Tonga-Hunga-Ha'apai fa storia a sé. Utilizzando dei palloni sonda, i ricercatori hanno potuto registrare le percentuali di vapore acqueo presenti negli strati alti dell'atmosfera nell'area dell'esplosione, e hanno calcolato che in questo caso potrebbero essere stati iniettati direttamente nella stratosfera circa 50 teragrammi di acqua, qualcosa come 50 miliardi di litri, o l'equivalente del contenuto di 20mila piscine olimpioniche.

Di conseguenza, la percentuale di vapore acqueo nella stratosfera potrebbe essere aumentata circa del 5%. Una variazione di tale entità che potrebbe controbilanciare gli effetti di gas e ceneri prodotte dall'eruzione, e persino invertirli, aumentando le temperature della superficie terrestre per mesi, o addirittura anni. Allo stesso modo, modificando le condizioni chimiche presenti nell'atmosfera è possibile che l'aumento di molecole di acqua possa danneggiare lo strato di ozono, con effetti al momento impossibili da prevedere.

E dire che i risultati sono anche conservativi. Una ricerca precedente, realizzata utilizzando i dati raccolti dai satelliti della Nasa, aveva stimato infatti una quantità tre volte maggiore di acqua iniettata nella stratosfera durante l'eruzione: più o meno l'equivalente di 58mila piscine olimpioniche. Secondo gli scienziati della Nasa, comunque, gli aumenti delle temperature, se mai ci saranno, dovrebbero essere talmente contenuti che difficilmente potremo accorgercene. Speriamo ovviamente che abbiano ragione.  

Dal vulcano di Tonga una spinta al riscaldamento terrestre 

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