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Domenica, 26 Giugno 2022
Una missione mai tentata

Così tenderemo un agguato a una cometa

La missione Comet Interceptor prevede di parcheggiare nello spazio tre sonde, pronte ad entrare in azione all’arrivo del primo bersaglio con le giuste caratteristiche

L’Esa ha un nuovo, ambizioso obiettivo: un randesvouz ravvicinato con una cometa di lungo periodo. Cioè con una cometa che torna a visitare le zone interne del Sistema Solare non più spesso di una volta ogni 200 anni. Un soggetto di studio interessantissimo, ma anche estremamente difficile da intercettare. Per questo motivo, la missione Comet Interceptor, appena annunciata dall’Agenzia spaziale europea, utilizzerà una strategia poco convenzionale: un autentico “agguato spaziale” alla prima cometa con le giuste caratteristiche che si presenterà dalle parti della Terra.

Se tutto andrà come previsto, la comunità scientifica avrà l’occasione di ottenere per la prima volta informazioni dettagliate, e di prima mano, sulla composizione e le caratteristiche delle comete nella loro forma più incontaminata, inalterata da ripetuti passaggi nei pressi della nostra stella. Fino ad oggi, infatti, missioni come Giotto, la sonda Esa che negli anni ‘80 ha studiato da vicino la cometa di Halley, o Rosetta, che per oltre due anni ha seguito nella sua orbita la cometa 67P/Churyumov–Gerasimenko, si sono occupate di comete definite di corto periodo, cioè con un’orbita che le porta a compiere un giro attorno al Sole in meno di 200 anni.

L’orbita interna e i passaggi ripetuti nei pressi della nostra stella, però, modificano nel tempo la composizione di questi corpi celesti. Le comete di lungo periodo, invece, sono blocchi di ghiaccio che arrivano dai confini del Sistema Solare, e non essendo state esposte di frequente all’azione del Sole (a volte mai, se si tratta di comete che si avvicinano per la prima volta alla nostra stella), nascono indizi fondamentali sulle condizioni presenti durante la nascita del Sistema Solare. Con un po’ di fortuna, Comet Interceptor potrebbe individuare persino un corpo celeste extrasolare, come l’asteroide Oumuamua scoperto nel 2017, e rivelare così i segreti di un oggetto nato in un sistema stellare diverso dal nostro.

Oggetti con un periodo orbitale così lungo vengono scoperte solitamente pochi mesi prima del loro passaggio nei pressi del nostro paneta. Per questo motivo, intercettare bersagli così sfuggenti ed erratici è estremamente complicato. L’Esa comunque sembra aver trovato la soluzione. La missione Comet Interceptor prevede infatti il lancio di tre sonde che si parcheggeranno in orbita nel punto di Lagrange L2, lo stesso in cui è posizionato il telescopio spaziale James Webb, a circa un milione e mezzo di chilometri di distanza dalla Terra. Giunte in posizione, le tre sonde attenderanno quindi l’arrivo di una cometa di lungo periodo, pronte per un agguato dell’ultimo minuto.

La missione può attendere fino a sei anni nello spazio l’arrivo di un bersaglio adatto. Ma è previsto che lo trovi entro i primi 5, probabilmente anche molto prima, visto che ogni anno entrano circa 12 comete di lungo periodo nelle zone interne del Sistema Solare (non tutte, ovviamente, con un’orbita adatta per essere raggiunta da Comet Interceptor). Una volta scelto il bersaglio, le tre sonde si sposteranno quindi per intercettarlo: la principale si terrà a circa mille chilometri di distanza, per evitare il rischio di una collisione con i detriti che circondano la cometa, mentre le due più piccole si spingeranno più vicino, per studiarla nel dettaglio. Gli strumenti di cui sono dotati – scrive l’Esa – sono complementari, e permetteranno di analizzare il nucleo e la coda di gas e plasma della cometa, e di costruirne un’immagine tridimensionale. La data di lancio, al momento, è prevista per il 2028. E i risultati, quindi, potrebbero arrivare già nell’arco del prossimo decennio.

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