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Lunedì, 4 Luglio 2022
Intelligenza animale

I gatti conoscono per nome persone e altri gatti con cui convivono

Lo rivela uno studio giapponese: sanno a chi ci riferiamo quando pronunciamo il nome di un loro simile o di un essere umano che abita in casa con loro

Hanno la fama di animali alteri e solitari, poco interessati alle vicende dei propri coinquilini, animali o umani che siano. Ma la scienza sta dimostrando che i luoghi comuni sul carattere dei gatti nascondono una realtà molto diversa. Sul piano delle capacità cognitive, infatti, i nostri felini domestici non sembrano avere nulla da invidiare persino a una specie sociale come i cani: secondo uno studio giapponese, pubblicato su Scientific Reports, conoscono il nome di ogni gatto ed essere umano che conviva con loro in un ambiente domestico.

Tornando al paragone con i cani, se la notizia riguardasse loro, in effetti, non farebbe poi tanto scalpore: nella lunga alleanza con la nostra specie la selezione li ha plasmati per imparare a riconoscere per nome centinaia di oggetti e creature differenti, così da migliorare le possibilità di interazione sociale con la nostra specie, e poter affiancare l’uomo in compiti come la caccia o la pastorizia. Trattandosi di gatti, indipendenti e poco cooperativi per natura, la cosa è ben diversa: imparare ad associare parole e oggetti per un gatto non sembra poi così vantaggioso in termini evolutivi, visto che la cooperazione con l’uomo non viene considerato un elemento di selezione rilevante per i felini.

Se fosse confermata, si tratterebbe quindi di una rivelazione realmente inattesa. “Quello che abbiamo scoperto è incredibile”, rivendica in effetti Saho Takagi – ricercatore della Azabu University che ha collaborato allo studio – intervistato da The Asahi Shimbun. “Voglio che tutti conoscano la verità a riguardo: i felini non sembrano ascoltare le nostre conversazioni, ma in realtà lo fanno, eccome”.

Le ricerche di Takagi hanno coinvolto 48 gatti, 19 domestici e provenienti da nuclei familiari in cui abitavano anche altri felini, e 29 residenti invece nei cosiddetti “cat cafés”, locali diffusi in Giappone in cui cui vengono allevati dei gatti con cui gli avventori possono interagire mentre consumano le proprie ordinazioni. Per mettere alla prova gli animali, i ricercatori hanno ideato un esperimento: posti di fronte a uno schermo, agli animali veniva fatta sentire la voce registrata del loro padrone che pronunciava il nome di uno dei gatti che convivono con loro, e subito dopo gli veniva mostrata o la foto del gatto in questione (stimolo congruente) o di un gatto sconosciuto (stimolo incongruente).

L’ipotesi dei ricercatori era che di fronte a uno stimolo incongruente gli animali avrebbero trascorso qualche secondo in più ad osservare lo schermo, perplessi di non veder apparire un volto familiare. E in effetti, quando il nome pronunciato dal padrone non corrispondeva a quello del gatto mostrato nella foto, gli animali domestici hanno effettivamente trascorso più tempo di fronte allo schermo. Per i gatti residenti nei cat cafés non è stato lo stesso, perché – ipotizzano i ricercatori – essendo abituati a convivere con moltissimi coinquilini (e circondati da un via vai continuo di esseri umani) sviluppano con questi una minore familiarità.

Un secondo esperimento ha replicato il primo sostituendo volti umani (conosciuti per lo stimolo congruente, e sconosciuti per quello incongruente) a quelli felini. Anche in questo caso, i gatti hanno osservato più a lungo lo schermo nel caso di stimolo incongruente, a dimostrare che con la convivenza possono imparare anche a riconoscere i nomi di tutti gli esseri umani che abitano con loro. Per i ricercatori, si tratta della “prima dimostrazione che i gatti domestici possono collegare le espressioni verbali umane al loro referente sociale nel corso delle loro esperienze di vita quotidiana”. Ovvero che i gatti a furia di sentirci chiacchierare imparano a capire di chi stiamo parlando, e associano un nome ad altri gatti e persone.

Lo studio – è il caso di sottolinearlo – è stato svolto su un numero ristretto di animali, e i suoi risultati andrebbero quindi ritenuti quanto meno preliminari. I ricercatori giapponesi, comunque, sono già al lavoro su un nuovo set di esperimenti, con cui sperano di svelare in che modo, esattamente, i gatti riescano ad imparare i nomi pronunciati dagli esseri umani, e come questa abilità possa essersi evoluta in una specie che, fino ad oggi, ritenevamo ben poco interessata a comunicare con noi.

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